Come articolo di fine anno su cui meditare, nella solita notte che tutti si sforzano di festeggiare con forme sempre più stanche e poco credibili, vi lascio con una serie di pensieri sfilacciati. Del resto più o meno tutto quel che si può fare, e che facciamo, è stato accuratamente collocato in una opportuna categoria di consumo ed identità dall'innocua candela romantica al fist fucking. Andate tranquilli va cosi per tutti. Io da anni pratico il sonno dopo i doveri di padre. Sonno che cerco di avere anche prima di mezzanotte perchè inevitabilmente qualcuno vorrà vedere uno stracazzo di festoso count down fininvest.
Detto questo passiamo a faccende più sensibili che potranno dare a parecchi da pensare. Non mi illudo che capiate di cosa stia parlando. Ovviamente ogni volta che si devia lo si fa in un qualche modo in forma diversa dagli altri senno che deviazione sarebbe. Per questo quando incontrate un amico o una amica che parimenti a voi se ne è andata in terapia e questa festante ti interroga per sapere dopo poco non puoi che leggere la delusione abbagliante perché il suo caso è certo diverso dal tuo.
Ed eccoci qui a quel che ci interessa di più da simpatici servi della gleba: Il desiderio. Bha penso che questo impulso sia una cosa che esiste da quando esiste l'umanità. In fondo i tristissimi cultori della bibbia, sempre pronti a trarre profitti dal peccato, mettono il desiderio al centro dei mali del mondo, vi ricordate la storiellina della mela ? Per gli allevati nell'ateismo ecco qui un breve riassunto.
Una implementazione interessante del desiderio è quello reiterato che può andare sotto la dizione di amore o di mania. Sarebbe interessante tirare una linea di distinguo. Ma se il desiderio è cosa antica non lo stesso si può dire per l'oggetto del desiderio. Il grande distinguo è tra il desiderare una cosa e il desiderare ... cosa ? Si può pensare al desiderio come non diretto ad un oggetto ?
Nella sua interpretazione come componente atomico dell'amore (composto cioè di reiterazioni del desiderio) il buon Derrida ci da un interessante saggio in questa intervista. La questione è interessante ma tuttavia il fumo della cosalità (mi si perdoni il termine) non sembra diradarsi, alla fine cosa e persona possono anche fondersi in un tutt'uno. Questo purtroppo ci fa capire che come osservatori del fenomeno siamo certo ben influenzati dal "core" della cultura modernista che per molti versi, e necessità poco virtuose, ha rivestito l'oggetto di desiderabilità a fini di vendita. Il prossimo anno provvedo a fornirvi transcript tradotto in Italiano. Se lo trovate da altra fonte vi pregherei di segnalarlo, non siate timidi.
Per finire una breve nota su una delle stupidaggini con cui quest'anno i soliti Cattolici ci stanno provando: "Cosa sarebbe successo se Gesù non fosse nato". Premesso che si tratta di una divagazione piuttosto pericolosa perché, tanto per cominciare, assume l'idea che noi si stia in un mondo in un qualche modo ideale, non mi pare. Ma piuttosto che chiederci la frivolezza più o meno simile al credere che anche Ansel e Gretel fossero esistiti, ci conviene chiederci cosa ci sarebbe stato se non fosse stato assurto a simbolo. Bhe intanto facciamo un breve elenco:
Se Gesù non fosse nato:
1) Gli Aztechi e Gli Inca non sarebbero stati cancellati dalla faccia della terra.
2) Gli Ebrei Spagnoli sarebbero una comunità vasta
3) Catari, Valdesi e quant'altro prospererebbero
4) Non ci sarebbe l'Islam
5) Giordano Bruno non avrebbe fatto la fine che ha fatto
6) Galileo non avrebbe dovuto abiurare
7) Darwin verrebbe insegnato nelle scuole Italiane
8) La conoscenza pagana delle erbe e dell'amore sarebbe stata trasmessa
9) L'amore non sarebbe stato considerato un sacrificio
10) In Africa ci sarebbero molte meno vittime dell'AIDS
Vi lascio andare avanti a piacere vista l'infinità delle malefatte perpretate da figuri che hanno basato il proprio potere sulla gestione della morte.
Vi auguro buon anno.
Monday, December 28, 2009
Friday, November 27, 2009
Segnalazioni
Per ammazzare una pessima settimana con eventi che forse non mi daranno pace per parecchio tempo vi segnalo due cose molto carine su cui riflettere.
La prima dal LA Times sulla monogamia. Non fatevi deviare dal finale benpensante.
La seconda segnalazione, seppur un po noiosa, riguarda uno speech di Daniel Dennett: The Evolution of Confusion. Che entra in merito ad alcune illusioni come la religione e l'amore.
Mi piace segnalarvi questi due riferimenti perché siamo nella settimana in cui è ricorso il 150enario esatto della pubblicazione della "Sull'Origine delle Specie".
Certo questo blog non è certo orientato alla filosofia della scienza ne alle scienze naturali pur passandoci accanto. Diciamo che è più orientato all'interpretazione e divinazione a partire delle mie interiora che ogni tanto spargo su un tavolo.
Comunque un punto importante che spesso sfugge ad uno studio puramente scolastico è quello costituito dalla evoluzione/selezione artificiale. Altrimenti conosciuto come addomesticamento. La cosa interessante, se la guardiamo senza tanti veli è che l'umanità non solo ha addomesticato ma si è autoaddomesticata per mezzo dello stesso processo. Si perché escludendo l'accoppiamento a mezzo clava, e anche qui ci sarebbe da discutere, la scelta del partner è basata su criteri peculiari per entrambi i sessi. La cosa divertente è vedere questi processi replicati senza necessità e totalmente designificati nel nostro tempo.
La prima dal LA Times sulla monogamia. Non fatevi deviare dal finale benpensante.
La seconda segnalazione, seppur un po noiosa, riguarda uno speech di Daniel Dennett: The Evolution of Confusion. Che entra in merito ad alcune illusioni come la religione e l'amore.
Mi piace segnalarvi questi due riferimenti perché siamo nella settimana in cui è ricorso il 150enario esatto della pubblicazione della "Sull'Origine delle Specie".
Certo questo blog non è certo orientato alla filosofia della scienza ne alle scienze naturali pur passandoci accanto. Diciamo che è più orientato all'interpretazione e divinazione a partire delle mie interiora che ogni tanto spargo su un tavolo.
Comunque un punto importante che spesso sfugge ad uno studio puramente scolastico è quello costituito dalla evoluzione/selezione artificiale. Altrimenti conosciuto come addomesticamento. La cosa interessante, se la guardiamo senza tanti veli è che l'umanità non solo ha addomesticato ma si è autoaddomesticata per mezzo dello stesso processo. Si perché escludendo l'accoppiamento a mezzo clava, e anche qui ci sarebbe da discutere, la scelta del partner è basata su criteri peculiari per entrambi i sessi. La cosa divertente è vedere questi processi replicati senza necessità e totalmente designificati nel nostro tempo.
Tuesday, November 17, 2009
Occidente Militari Guccini e consigli per galleggiare
"... da chi ti paradisa dicendo 'è per amore' ..."
Cantava Guccini in Amerigo. Come tutti coloro che per una ragione o per l'altra stanno soffrendo da risultati delle proprie relazioni affettive tendo, ovviamente, a vedere nella coppia, e i suoi derivati, molti dei mali del mondo.
Del resto ben ne trattava Musil nel "discorso sulla stupidità" dove, quasi da antropologo, analizza i capannelli d'opinione che si possono formare intorno ad una sputacchiera.
Chi come me negli anni 70 ha messo la propria testa nel frullatore soffre in modo molto specifico di questi problemi. In primo luogo perché la frenetica dilaniazione che ci siamo praticati, come dei novelli Emo interiori, ha in certo qual modo alterato il nostro rapporto con le convenzioni. Certe cose, diciamolo, ci facevano proprio schifo, e su quei rifiuti spesso abbiamo intessuto il nostro modo di vedere i rapporti. In secondo luogo perché se ti chiedi troppe cose dell'altro alla fine, guardando nei suoi occhi non puoi che cogliere l'abisso dell'incomprensione, o il mostro, l'altro da te con i suoi desideri, a quel punto indecifrabili.
Il risultato per quel che mi concerne non è decisamente entusiasmante. Certo, sono stato amato, ma ho pagato ogni millesimo, sopratutto in autostima perché alla fin fine quelle cose, che erano per noi al tempo finzione borghese, o le accetti o sei fuori, nessuna possibilità di esprimere al tua sfera affettiva sia essa espressione di corpo, anima o mente .... he he mi piace il riferimento vetusto e anacronistico.
Giusto l'altro giorno, nel vero campo da guerra interiore che mi ritrovo, mi stavo perdendo in una degli infiniti avvitamenti di odio, amore, desiderio, rabbia, rifiuto. Purtroppo, una visione che consideri anche le altrui ragioni dà poco scampo nel delineare un qualche appiglio cui attaccarsi per vedere sopra la nebbia delle giuste ragioni di ciascuno. Semplificare .... l'unica soluzione.
E chi è la figura professionale del nostro mondo che più è abile a semplificare ? Ma lui il Militare di professione. Il comandante sul campo. Pur non essendo un grande fan di questa tipologia umana, riconosco che dobbiamo ai militari molte delle spinte iniziali nella ricerca in campo psicologico e in altre discipline umanistiche. Datevi una attenta lettura a questo per rendervi conto di cosa parlo.
Tra le cose di immediata utilità eccovi tre domande, fondamentali, da porvi in caso di smarrimento. Sono estratte da pagina 8:
a. Situational Awareness, which answers the questions:
(1) Where am I?
(2) Where are my friends?
(3) Where is the enemy?
Queste tre semplici domande vi permettono di fare il vostro punto rispetto agli altri. Personalmente io ho tirato una riga. Chi mi procura dolore, per qualsiasi ragione, non sta dove stanno gli amici.
Tuesday, November 10, 2009
Segnalazione
Mentre cerco di sopravvivere ad una condizione di dolore mentale intenso e proseguire con il blog vi segnalo questo bellissimo articolo che non potrà che affascinare chi come me crede fermamente nella possibilità, flebile, di una evoluzione sociale verso il meglio. Lo so che è utopistico ma in fondo le grandi utopie hanno aiutato il mondo ad essere un pochino meglio. Riporto il breve abstract e di seguito il link.
L'intero articolo si trova su: The Atlantic
Most of us have genes that make us as hardy as dandelions: able to take root and survive almost anywhere. A few of us, however, are more like the orchid: fragile and fickle, but capable of blooming spectacularly if given greenhouse care. So holds a provocative new theory of genetics, which asserts that the very genes that give us the most trouble as a species, causing behaviors that are self-destructive and antisocial, also underlie humankind’s phenomenal adaptability and evolutionary success. With a bad environment and poor parenting, orchid children can end up depressed, drug-addicted, or in jail—but with the right environment and good parenting, they can grow up to be society’s most creative, successful, and happy people.
L'intero articolo si trova su: The Atlantic
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Sunday, November 1, 2009
Intanto in un pianeta lontano ....
Si avvicinano le belle feste, gli Italiani con grande affanno si preparano diventando sempre più simpaticamente violenti, depressi o comunque in qualche forma di crisi. Quando mancano i danee i nodi vengono al pettine, e poi non è solo questione di problemi, una mia amica prof nelle medie mi riporta che nelle classi medio/alte va cosi uguale. Ad esempio le riunioni con i genitori sono diventate autentiche assemblee ora ci vanno entrambi i genitori, separati o contrapposti in vario modo, per mancanza di fiducia uno dell'altro. Provate a guardarvi intorno e fatevi le vostre statistiche a naso, tanto bastano, credetemi, se aspettate gli organi ufficiali state freschi. Provate a guardare al tasso di crescita del dolore diffuso nella vostra cerchia di conoscenti. Tutti li a tagliarsi a pezzi l'anima, narcotizzata dal lexotan, pur di star dietro ai rottami di cultura propinataci prima da una scuola del tutto obsoleta con insegnanti obsoleti, poi dai media con i quiz o le curiosità da Pro Famiglia della famiglia Angela e infine dalla Solita Sospetta.
Un paese inadeguato ad affrontare la complessità del nostro mondo, preso a rispolverare miti e credenze a buon mercato senza guardare chi, come e quanto si calpesta. Tanto se non si sa cosa si stia facendo mica se ne soffre (o magari lo si sa e cosi vai di nuovo anche a mentire a se stessi).
Il tutto mentre la velocità del sapere scientifico, troppo elevata per essere inseguita da una filosofia abituata a litigare sulle parole, cambia il senso di molto del nostro linguaggio, aprendo scenari nuovi e inaspettati ma possibili.
E' il senso dei due video che vi propongo dal TED. Sono in inglese, non so che farci, è un problema vostro, non è giustificabile, persino i Bantu lo sanno capire (senza offesa per questi ultimi).
Il primo riguarda l'accelerazione del sapere via le spiegazioni scientifiche viste come serio vantaggio di crescita e fattore evolutivo. Il secondo invece ci da scenari possibili ma sopratutto avvertimenti circa un futuro il cui ventaglio di possibilità va dal disastro al salto evolutivo, questo volta basato sul sapere, capace cioè di superare o opporsi alla immanenza dei fattori evolutivi.
Senza voler essere troppo ottimisti o ciechi credenti il problema della felicità è serio. L'esempio che il secondo video riporta è agghiacciante: oggi, un solo individuo, potrebbe essere in grado di sterminare l'intera razza umana. Forse conviene pensarci sopra.
Un paese inadeguato ad affrontare la complessità del nostro mondo, preso a rispolverare miti e credenze a buon mercato senza guardare chi, come e quanto si calpesta. Tanto se non si sa cosa si stia facendo mica se ne soffre (o magari lo si sa e cosi vai di nuovo anche a mentire a se stessi).
Il tutto mentre la velocità del sapere scientifico, troppo elevata per essere inseguita da una filosofia abituata a litigare sulle parole, cambia il senso di molto del nostro linguaggio, aprendo scenari nuovi e inaspettati ma possibili.
E' il senso dei due video che vi propongo dal TED. Sono in inglese, non so che farci, è un problema vostro, non è giustificabile, persino i Bantu lo sanno capire (senza offesa per questi ultimi).
Il primo riguarda l'accelerazione del sapere via le spiegazioni scientifiche viste come serio vantaggio di crescita e fattore evolutivo. Il secondo invece ci da scenari possibili ma sopratutto avvertimenti circa un futuro il cui ventaglio di possibilità va dal disastro al salto evolutivo, questo volta basato sul sapere, capace cioè di superare o opporsi alla immanenza dei fattori evolutivi.
Senza voler essere troppo ottimisti o ciechi credenti il problema della felicità è serio. L'esempio che il secondo video riporta è agghiacciante: oggi, un solo individuo, potrebbe essere in grado di sterminare l'intera razza umana. Forse conviene pensarci sopra.
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Thursday, October 29, 2009
Diversità, comunione e alienazione. Heroes series 4
"There are others like us out there. In the shadows, in the light.
Each grasping for meaning in a world
that wont accept them for what they really are...
... Haunted by the past, from those who will harm them
and keep them from their destiny. Every one deserves a chance
to be who they really are. But to what end ? What purpose ?"
Heroes series 4 intro
Trovo sempre molto interessante analizzare la differenza nella patria diffusione e (in)successo dei serial prodotti oltre atlantico,
Heroes indubbiamente costituisce un interessante caso di analisi. Nei paesi anglosassoni è un successone da noi non frega quasi a nessuno. In parte è quasi una tradizione, i serial fantasy o fantascientifici, fortemente basati sul carattere dei personaggi, e a volte quasi comicamente introspettivo, come Star Trek TOS, da noi non attaccano, perlomeno non con dosi massicce di audience.
Mi sono spesso chiesto il come mai. Le risposte temo siano da ricercare nel profondo e, come quasi sempre da noi dove la malevola pianta del Cattolicesimo trae vita, le risposte stanno li, in duemila anni di evoluzione della nostra seconda natura (cultura), fino a poco tempo fa geograficamente e socialmente lontana dagli altri paesi occidentali.
Ho già analizzato qui uno dei sacramenti fondamentali per comprendere la nostra diversità di popolo.
Oggi parliamo della comunione invece. La comunione, vista in termini antropologici, è un interessantissimo costume. In termini pratici una comunità si da al cannibalismo figurato a scapito dello sfigato di turno, eh già perché se guardiamo bene Gesù altro non è che l'alienato totale, quello che per volere del Padre accetta di essere fatto a pezzi contro la propria volontà.
In sostanza la comunione ci unisce nella trasgressione del tabu evolutivo di base, quello che forse si è formato come differenziazione con i Neardenthal, che è la ripulsa del cannibalismo. Si noti che Gesù addirittura arriva ad offrire se stesso, che poi è veramente il massimo in senso di alienazione masochistica. Cosi alla base siamo tutti uniti dal nostro peccato, eliminate le differenze grazie ad una colpa immanente e nota a tutti, la comunione è pubblica, andiamo cosi allegri alla morte.
Ma il mondo globale (Occidentale o meglio Industriale, ma tuttavia nessuno dei due rende, il primo perché esclude il Giappone il secondo perché la rivoluzione industriale ha avuto momenti diversi e diverse velocità di propagazione), che oramai ci sovrasta, non sempre, e in gran parte, accetta questo modello.
Infatti negli altri paesi occidentali, ma di nuovo qui abbiamo una limitazione linguistica, la base più scientifica o illuministica o industriale, ha raccolto la visione del mondo che le scienze andavano costruendo, introiettandole e assimilandole. Si pensi solo alla enorme fortuna che L'origine delle Specie di Darwin ebbe alla sua prima apparizione. Si consideri anche che alla base della formazione al tempo di Darwin e anche molto prima gli elementi di Euclide erano parte portante dela base formativa Anglosassone mentre da noi invece andava il Latino a scopo di miglior interpretazione delle vaste riscritture della conoscenza operate dalla Santa Romana Chiesa.
Questo, oggi, si traduce in termini di consapevolezza circa l'unicità di ogni individuo in una parte vasta della popolazione degli altri stati che oltre a noi (un po immeritatamente) si definiscono Occidentali. Da noi invece, nel tentativo che fa anche lo struzzo, ci si è buttati sempre nel pensiero unico, nella riproduzione del modello di potere fornito dalla Chiesa a destra e a sinistra. Il pensiero unico si caratterizza da una forte comunione di intenti, tutti sono disposti a mettere da parte le differenze, uniformarsi ad un punto di vista allontanare chi la pensa diversamente. Questo per altro è anche contrario ad una logica utilitarista che invece dal pensiero diverso trae forza e nuove energie per riproporsi. Se non fossi un cinico avanzerei il dubbio che forse è una delle ragioni anche del nostro tracollo dell'offerta sui mercati mondiali.
Siamo partiti da un serial per arrivare all'Ostia. Mi pare abbastanza per ora. Saluti.
Friday, October 23, 2009
Relativismo morale ? Una questione di spazi geometrici
Se ben consideriamo ogni umano ha un sistema percettivo caratterizzato da piccole (a volte grandi) differenze. Si pensi alla retina, il non plus ultra della unicità contemporanea, o ai polpastrelli. La variabilità genetica è certo una proprietà determinante nelle capacità di successo biologico di una specie.
Ma facciamo un salto ardito e passiamo a noi e al nostro vivere di ogni giorno. Le piccole differenze che ognuno di noi dispone fin dall'origine determinano anche una raccolta di memorie di esperienze, che, per quanto ne sappiamo, costituiranno i termini di paragone su cui costruire la verosimiglianza di quanto percepito e attribuirvi con ciò un senso, ma anche il nostro agire producendo attivamente in altri percezioni e attribuzioni di senso.
Sorge immediata la domanda di quanto queste differenze contribuiscano, con l'accumulazione nel corso della vita, a quella che è l'infinita divergenza, nella nostra specie, dei desideri, delle aspettative e delle azioni. Non credo sia un caso che in gioventù sia per così dire più facile mettere da parte le differenze a favore delle somiglianze. Progressivamente la cosa diventa più difficile.
Il nostro mondo è caratterizzato, dal numero preponderante di attempati rispetto a giovani, e questo à sostanzialmente vero per noi occidentali (ivi inclusi i Giapponesi) ed è anche caratterizzato da un livello elevatissimo di malessere nelle relazioni sociali ed individuali. Penso ci sia un nesso proprio in questa accumulazione senza averne in un qualche modo la consapevolezza. Capita sempre più spesso che altri ci proiettino semplicemente addosso la loro immagine spacciandola per una nostra inclinazione. Invece è anche il frutto di un accumulo esperienziale non controllato.
Un caso particolare è quello della coppia, tema, ma anche e sopratutto comportamento, che certo ha avuto le sue origini nella sopravvivenza della specie ma che oggi tende più a produrre dolore diffuso e alienazione.
Varrebbe la pena di chiedersi se, anche nelle nostre speranze e desideri, la geometria euclidea non sia in qualche modo fuorviante quale insieme di conoscenze di base con cui affrontare il mondo. Sopratutto se vista nella accezione più ampia che la relega ai soli spazi a due dimensioni che come tutti sappiamo hanno pochissimo a che fare con il nostro mondo reale. Vedi qui.
L'idea che possano esserci delle vite che idealmente procedano in parallelo all'infinito potrebbe rivelarsi un miraggio in una altra Geometria.
Vi lascio con un simpatico branetto degli Ultravox (roba che viene dai tempi della scoperta delle diversità), qui trovate il testo.
Ma facciamo un salto ardito e passiamo a noi e al nostro vivere di ogni giorno. Le piccole differenze che ognuno di noi dispone fin dall'origine determinano anche una raccolta di memorie di esperienze, che, per quanto ne sappiamo, costituiranno i termini di paragone su cui costruire la verosimiglianza di quanto percepito e attribuirvi con ciò un senso, ma anche il nostro agire producendo attivamente in altri percezioni e attribuzioni di senso.
Sorge immediata la domanda di quanto queste differenze contribuiscano, con l'accumulazione nel corso della vita, a quella che è l'infinita divergenza, nella nostra specie, dei desideri, delle aspettative e delle azioni. Non credo sia un caso che in gioventù sia per così dire più facile mettere da parte le differenze a favore delle somiglianze. Progressivamente la cosa diventa più difficile.
Il nostro mondo è caratterizzato, dal numero preponderante di attempati rispetto a giovani, e questo à sostanzialmente vero per noi occidentali (ivi inclusi i Giapponesi) ed è anche caratterizzato da un livello elevatissimo di malessere nelle relazioni sociali ed individuali. Penso ci sia un nesso proprio in questa accumulazione senza averne in un qualche modo la consapevolezza. Capita sempre più spesso che altri ci proiettino semplicemente addosso la loro immagine spacciandola per una nostra inclinazione. Invece è anche il frutto di un accumulo esperienziale non controllato.
Un caso particolare è quello della coppia, tema, ma anche e sopratutto comportamento, che certo ha avuto le sue origini nella sopravvivenza della specie ma che oggi tende più a produrre dolore diffuso e alienazione.
Varrebbe la pena di chiedersi se, anche nelle nostre speranze e desideri, la geometria euclidea non sia in qualche modo fuorviante quale insieme di conoscenze di base con cui affrontare il mondo. Sopratutto se vista nella accezione più ampia che la relega ai soli spazi a due dimensioni che come tutti sappiamo hanno pochissimo a che fare con il nostro mondo reale. Vedi qui.
L'idea che possano esserci delle vite che idealmente procedano in parallelo all'infinito potrebbe rivelarsi un miraggio in una altra Geometria.
Vi lascio con un simpatico branetto degli Ultravox (roba che viene dai tempi della scoperta delle diversità), qui trovate il testo.
Wednesday, October 14, 2009
Comunicazione e costumi Italiani. La confessione.
C'era una volta il mondo felice del dispotismo sostenuto dalla Santa Romana Chiesa. In quel bel mondo colui che deteneva il potere, raggiunta la soglia, dopo aver rubato, ammazzato, stuprato, saccheggiato, preso mazzette e prebende, incassato aiuti, correva a confessarsi, in gran segreto, per liberarsi dal peso.
Il modello era comunque universalmente accettato perché il beneficio del perdono era riservato a tutti coloro che vi aderissero in una progressiva gerarchia. E vi aderivano anche i più umili e diseredati, in fondo anche a loro veniva riservata la possibilità di alleviare il rimorso quando si applicassero a altri ancora inferiori nella gerarchia dei diritti.
Ma mentre nel Bel Paese succedeva questo, in un altro paese, abolita la segretezza della confessione, la responsabilità delle proprie azioni veniva messa in pubblico, socializzata. Questo obbligava la gerarchia dei poteri a mostrare il volto, qualunque esso fosse. Parallelamente in quel paese si procedeva a nuove forme di organizzazione della produzione di ricchezza, tra queste le comunicazioni di massa che della socializzazione del peccato traeva ingenti profitti. Per una serie di lunghe vicissitudini il bel paese alla fine fu invaso dagli abitanti dell'altro. Questi, con l'intento di allargare il proprio mercato imponevano anche la forma di comunicazione.
Certo anche nel Bel Paese piacevano molte cose che i nuovi potenti avevano introdotto dal nuovo paese della cuccagna. Tra questi i begli spettacoli in cui si parlava di politica. Certo all'inizio erano decisamente noiosi. Gli occupanti dell'altro paese controllavano attentamente chi poteva disporre dei capitali necessari e chi no. Poi progressivamente, dopo che ci siamo svuotati di ogni nostra capacità si sono ritirati. Ma la nuova forma del potere è rimasta e come in un incubo postmoderno, abbandonata la forma del segreto hanno unito il peggio di intrambe le forme. Si socializza la menzogna e si realizza con ferocia la chiusura della comunicazione nel segreto e nel non detto spostando l'attenzione sul discorso che via via si va avvitando in nuovi litigi.
Non si può reagire accendo le regole dell'oppressore. L'unica è combatterlo urlando se è il caso la propria posizione. Stando fermi e non accettando l'avvitamento nel nulla o peggio il silenzio riservato al caso particolare, eviscerato dal video nella sua unicità e caratteristica sufficientemente popolare (cento casi particolari fanno un disastro ndr) da inchiodarlo al muro.
Purtroppo non è cosi facile. Questo avvitamento, fatto di alterazione dell'ordine temporale degli eventi (da peccatore a penitente bisognoso di difesa la querela anche minacciata, l'affastellamento di leggi e leggine demenziali cui attaccarsi) e di violenza esplicita del più forte (dal peccato socializzato) è entrata profondamente nelle nostre vite perché tramite i media si è propagata fin nelle istanze più recondite della nostra vita. Non basta prendersela solo con altri, la colpa non è sempre solo loro, occorre anche essere consapevoli come cantavano gli Area. E magari evitare una replica di "amici" nella propria vita come primo passo.
Il modello era comunque universalmente accettato perché il beneficio del perdono era riservato a tutti coloro che vi aderissero in una progressiva gerarchia. E vi aderivano anche i più umili e diseredati, in fondo anche a loro veniva riservata la possibilità di alleviare il rimorso quando si applicassero a altri ancora inferiori nella gerarchia dei diritti.
Ma mentre nel Bel Paese succedeva questo, in un altro paese, abolita la segretezza della confessione, la responsabilità delle proprie azioni veniva messa in pubblico, socializzata. Questo obbligava la gerarchia dei poteri a mostrare il volto, qualunque esso fosse. Parallelamente in quel paese si procedeva a nuove forme di organizzazione della produzione di ricchezza, tra queste le comunicazioni di massa che della socializzazione del peccato traeva ingenti profitti. Per una serie di lunghe vicissitudini il bel paese alla fine fu invaso dagli abitanti dell'altro. Questi, con l'intento di allargare il proprio mercato imponevano anche la forma di comunicazione.
Certo anche nel Bel Paese piacevano molte cose che i nuovi potenti avevano introdotto dal nuovo paese della cuccagna. Tra questi i begli spettacoli in cui si parlava di politica. Certo all'inizio erano decisamente noiosi. Gli occupanti dell'altro paese controllavano attentamente chi poteva disporre dei capitali necessari e chi no. Poi progressivamente, dopo che ci siamo svuotati di ogni nostra capacità si sono ritirati. Ma la nuova forma del potere è rimasta e come in un incubo postmoderno, abbandonata la forma del segreto hanno unito il peggio di intrambe le forme. Si socializza la menzogna e si realizza con ferocia la chiusura della comunicazione nel segreto e nel non detto spostando l'attenzione sul discorso che via via si va avvitando in nuovi litigi.
Non si può reagire accendo le regole dell'oppressore. L'unica è combatterlo urlando se è il caso la propria posizione. Stando fermi e non accettando l'avvitamento nel nulla o peggio il silenzio riservato al caso particolare, eviscerato dal video nella sua unicità e caratteristica sufficientemente popolare (cento casi particolari fanno un disastro ndr) da inchiodarlo al muro.
Purtroppo non è cosi facile. Questo avvitamento, fatto di alterazione dell'ordine temporale degli eventi (da peccatore a penitente bisognoso di difesa la querela anche minacciata, l'affastellamento di leggi e leggine demenziali cui attaccarsi) e di violenza esplicita del più forte (dal peccato socializzato) è entrata profondamente nelle nostre vite perché tramite i media si è propagata fin nelle istanze più recondite della nostra vita. Non basta prendersela solo con altri, la colpa non è sempre solo loro, occorre anche essere consapevoli come cantavano gli Area. E magari evitare una replica di "amici" nella propria vita come primo passo.
Thursday, September 3, 2009
Ancora sul dialetto.
Ritorno sulla questione lasciata aperta nel post precedente. Questa volta però, libero dalle dovute considerazioni di valore già espresse, voglio soffermarmi sulla utilità contemporanea del dialetto e il senso di un suo eventuale uso didattico.
Se stiamo al lavoro di di Benjamin Lee Whorf una Lingua serve anche a modellare e viene modellata dalle necessità cognitive. I dialetti in quanto tali sono legati ad una precisa e circoscritta locazione geografica (ovviamente prendetela come una definizione sui generis, l'emigrazione li ha per così dire delocalizzati). Se guardiamo invece alla dimensione geostorica ci accorgiamo che ogni Dialetto dispone della ricchezza e precisione necessaria a fornire indicazioni di luogo. Il paesaggio costituisce un fattore determinante nello sviluppo di una lingua.
Alcuni mesi fa una mia carissima amica mi ha passato la copia di una pagina di un non trovato in rete dizionario di "Italiano/Valtellinese". La pagina riguardava le indicazioni di luogo del dialetto ivi parlato (e che per inciso è anche il mio dialetto). Non vi dico l'illuminazione che ho avuto guardandola. Il Dialetto valtellinese è dotato di una enorme gamma di indicazioni luogo adatte ad operare in un paesaggio a tre dimensioni. Una in più, dal punto di vista geografico, rispetto alla pianura. Già perchè la vita si svolgeva non solo nel piano ma anche (e per la maggior parte) sulle montagne.
Potremmo entrare in una disquisizione infinita su che cosa abbia modellato cosa, siamo nel classico prima l'uovo o la gallina, viene prima il linguaggio o il paesaggio (che comunque è un manufatto culturale) ?. Nel caso del dialetto valtellinese abbiamo una condizione per così dire tranchant: le montagne erano li prima degli uomini e fino ad ora, ad esclusione di Remo Gaspari (con risultati patetici), nessuno si è messo a provare di modificarle.
Per contro il dialetto valtellinese risulta molto povero nella espressione di altre cose che non siano la materialità quotidiana del mondo andato. Ad esempio discorrere di psicologia (argomento molto in voga tra tutti gli addetti allo psicofarmaco seduti nei bar) è praticamente impossibile, del resto se si pensa che no dei trattamenti applicati alla malattia mentale fosse lo sterco di vacca spalmato sulla pancia non viene da stupirsene, del resto il valtellinese puro non esiste ne forse è mai esisto vista la necessità di operare in uno dei corridoi di attraversamento delle Alpi. Come parlante del dialetto opero molto spesso adattamenti di parole correnti dell'italiano.
Detto questo ha davvero un qualche senso pensare all'insegnamento del dialetto ? Per me nessuno. Personalmente sono contrario all'insegnamento di base di qualsiasi lingua morta ivi incluso il latino. E' una inutile perdita di tempo in termini di conoscenza e non serve neppure a formare una attitudine al pensiero formale visto che quest'ultimo è studiabile direttamente, senza tanti giri, sia esso pensiero matematico o scientifico.
Il nostro problema formativo è che i formandi vengono dotati di una serie di nozioni assolutamente inutili, vecchie e inadatte al mondo di oggi. Ma quel che è peggio è che consumano inutilmente energie cognitive degli studenti. Penso che il problema formativo sia, oggi, quello di recuperare il gap che si è creato con lo stato avanzato della conoscenza mondiale (ricordate siamo in un mondo globale) senza aumentare la pressione formativa già eccessiva.
Questo per quel che concerne il piano utilitaristico. Se però ci chiediamo il senso, anche alla luce di quanto sopra, del dibattere estivo (quella del colpo di caldo non è del tutto credibile) della introduzione dell'insegnamento del dialetto nelle scuole (ivi inclusa anche la grande scuola di massa che è la RAI) dobbiamo attribuire a quello che razionalmente è un non sense un qualche altro valore. Temo che quella del dialetto, in questo senso, sia la risposta sbagliata ad un problema reale: l'integrazione e l'identità con il paesaggio quotidiano dove è evidente che il linguaggio, per quelle proprietà accennate sopra, possa essere scambiato per il mondo. Il problema è quello della appartenenza al/del territorio una delle cui manifestazioni è il linguaggio specializzato per parlarne.
A lato va notato che l'uso fatto dalla Lega Nord è diverso. Credo che in sostanza l'obiettivo sia quello di fomentare la discussione con i soliti proclami fatti da ambo le parti circa la propria presunta superiorità culturale. Il problema è che si basa su una questione seria come ho cercato di spiegare. Nel dubbio commentate.
Se stiamo al lavoro di di Benjamin Lee Whorf una Lingua serve anche a modellare e viene modellata dalle necessità cognitive. I dialetti in quanto tali sono legati ad una precisa e circoscritta locazione geografica (ovviamente prendetela come una definizione sui generis, l'emigrazione li ha per così dire delocalizzati). Se guardiamo invece alla dimensione geostorica ci accorgiamo che ogni Dialetto dispone della ricchezza e precisione necessaria a fornire indicazioni di luogo. Il paesaggio costituisce un fattore determinante nello sviluppo di una lingua.
Alcuni mesi fa una mia carissima amica mi ha passato la copia di una pagina di un non trovato in rete dizionario di "Italiano/Valtellinese". La pagina riguardava le indicazioni di luogo del dialetto ivi parlato (e che per inciso è anche il mio dialetto). Non vi dico l'illuminazione che ho avuto guardandola. Il Dialetto valtellinese è dotato di una enorme gamma di indicazioni luogo adatte ad operare in un paesaggio a tre dimensioni. Una in più, dal punto di vista geografico, rispetto alla pianura. Già perchè la vita si svolgeva non solo nel piano ma anche (e per la maggior parte) sulle montagne.
Potremmo entrare in una disquisizione infinita su che cosa abbia modellato cosa, siamo nel classico prima l'uovo o la gallina, viene prima il linguaggio o il paesaggio (che comunque è un manufatto culturale) ?. Nel caso del dialetto valtellinese abbiamo una condizione per così dire tranchant: le montagne erano li prima degli uomini e fino ad ora, ad esclusione di Remo Gaspari (con risultati patetici), nessuno si è messo a provare di modificarle.
Per contro il dialetto valtellinese risulta molto povero nella espressione di altre cose che non siano la materialità quotidiana del mondo andato. Ad esempio discorrere di psicologia (argomento molto in voga tra tutti gli addetti allo psicofarmaco seduti nei bar) è praticamente impossibile, del resto se si pensa che no dei trattamenti applicati alla malattia mentale fosse lo sterco di vacca spalmato sulla pancia non viene da stupirsene, del resto il valtellinese puro non esiste ne forse è mai esisto vista la necessità di operare in uno dei corridoi di attraversamento delle Alpi. Come parlante del dialetto opero molto spesso adattamenti di parole correnti dell'italiano.
Detto questo ha davvero un qualche senso pensare all'insegnamento del dialetto ? Per me nessuno. Personalmente sono contrario all'insegnamento di base di qualsiasi lingua morta ivi incluso il latino. E' una inutile perdita di tempo in termini di conoscenza e non serve neppure a formare una attitudine al pensiero formale visto che quest'ultimo è studiabile direttamente, senza tanti giri, sia esso pensiero matematico o scientifico.
Il nostro problema formativo è che i formandi vengono dotati di una serie di nozioni assolutamente inutili, vecchie e inadatte al mondo di oggi. Ma quel che è peggio è che consumano inutilmente energie cognitive degli studenti. Penso che il problema formativo sia, oggi, quello di recuperare il gap che si è creato con lo stato avanzato della conoscenza mondiale (ricordate siamo in un mondo globale) senza aumentare la pressione formativa già eccessiva.
Questo per quel che concerne il piano utilitaristico. Se però ci chiediamo il senso, anche alla luce di quanto sopra, del dibattere estivo (quella del colpo di caldo non è del tutto credibile) della introduzione dell'insegnamento del dialetto nelle scuole (ivi inclusa anche la grande scuola di massa che è la RAI) dobbiamo attribuire a quello che razionalmente è un non sense un qualche altro valore. Temo che quella del dialetto, in questo senso, sia la risposta sbagliata ad un problema reale: l'integrazione e l'identità con il paesaggio quotidiano dove è evidente che il linguaggio, per quelle proprietà accennate sopra, possa essere scambiato per il mondo. Il problema è quello della appartenenza al/del territorio una delle cui manifestazioni è il linguaggio specializzato per parlarne.
A lato va notato che l'uso fatto dalla Lega Nord è diverso. Credo che in sostanza l'obiettivo sia quello di fomentare la discussione con i soliti proclami fatti da ambo le parti circa la propria presunta superiorità culturale. Il problema è che si basa su una questione seria come ho cercato di spiegare. Nel dubbio commentate.
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Thursday, July 30, 2009
Il dialetto. La lega. Gli insegnanti. L'identità
Era una pentola che bolliva da molti anni. Quello del dialetto nelle scuole dell'obbligo prima o poi doveva venirsene fuori. Ed è uscito al solito in una forma strumentale ad altre scelte. Si potrebbe addirittura pensare al solito specchietto estivo per allodole.
Purtroppo per noi Lombardi è il solito affare che sembra tale ma in realtà nasconde una perdita incredibile. Il detto dialettale lombardo che io conosco recita così per descrivere l'affarone: "saraà la spina e lagà andaà da la bott" ("chiudere la spina lasciando aperta la botte). E cosi il nostro Lumbard per avere un lenitivo di una vecchia ferita si appresta ad una ulteriore dilatazione del suo ben capiente sfintere regalando un ulteriore fetta di potere a una gerarchia di governanti chiaramente inetti a dirigire la regione verso compatibilità culturale e ricchezza Europea ma attenta a distribuire quel che rimane ai propri adepti (aspettate l'autunno per vedere che sarà delle miglia di piccole aziendine del nord Lombardo).
Occorre andare agli anni sessanta/settanta per capire l'entità e il dolore prodotto dalla ferita. Considerate questa cosa: dalla mia quinta elementare alla quinta di mio fratello corrono 7 anni. In quel tempo si passò dalla normalità del dialetto in ogni istanza della vita all'identificazione dell'uso del dialetto come sinonimo di bassa cultura e altrettanto basso livello sociale. La velocità, l'omnidirezionalità (la RAI ci mise non poco del suo) usate con martellante sollecitudine fecero male e nessuno se ne accorse. Tutti intenti a guardare il noto Walter del tempo (poi affogato in una nuvola di Coca) che prendeva in giro i vari dialetti per l'appunto. Nelle scuole la progressione fu altrettanto geometrica. Intanto stava andando a compimento un piano di controllo del territorio. I provveditori via via insediati venivano tutti dal sud, erano quei figli di burocrati sopravvissuti al regime e recuperati alla fine della guerra per puro calcolo anticomunista. Con loro si creava una testa di ponte per mettere in opera il sistema delle raccomandazioni che andava cercando i suoi soggetti tra quelli con maggior bisogno economico e maggior ricattabilità, anche per abiti culturali. I nuovi insegnanti insediati, di inevitabile provenienza, un pò per l'odio di una terra che non li amava e che avevano dovuto scegliere come una possibilità di emancipazione, un pò anche perchè ligi (non è un segreto che molte simpatie andassero allo MSI), condussero, capillarmente, una campagna di pulizia del dialetto, con note, minacce di sospensione, proibizioni ad esprimersi a scuola nella lingua nativa e altro ancora.
Questi sentimenti alla fine degli anni settanta erano bene presenti anche in tutti coloro che militavano o simpatizzavano per le frange movimentiste della sinistra rimasero lì, repressi ma pronti a riesplodere proprio in questi ultimi che comunque coltivavano il sospetto nei confronti del "terrore" generalmente impersonato dallo sbirro, dal pretore, dal provveditore, il preside e così via. Non è casuale che molte di queste persone siano poi diventate militanti della lega. Non a caso poi questo odio veniva mischiato ad altri fattori come la rapina del territorio compiuta da AEM e Enel. Non a caso alcune frange autonomiste dall'alta Lombardia univano odio per il "Terun" e per i Tralicci.
La sinistra del tempo, presa dai suoi calcoli di potere basati sulle industrie dei grandi numeri, ovviamente vedeva la cosa con sospetto e anche con un certo fastidio. In fondo la ncessità di essere uno stato compatto e omogeneo era un must nell'agenda comunista filosovietica. Un qualche sguardo di ammirazione per il mix up etnico fatto da Tito in parecchi lo hanno certo rivolto.
Fortunatamente (?!) la diffusione dello stato come sistema assistenzialista rullò il terreno stirando ogni differenza sul proprio green. Il problema nella sua genesi venne perso di vista (del resto al dialetto negando la dignità di essere portatore di conoscenza venne anche negata la possibilità di sopravvivere nel sistema dei media) ma la ferita rimase. Pronta ad essere lenita dallo spacciatore di pomate di turno.
PS: chi scrive ha vissuto in prima persona la ferita. Tuttavia, distinguendo molto bene le funzioni di diversi tipi di pomate, evita quelle troppo banali. Agli amici leghisti aggiungo che avendo formato la mia cultura il Alta Valtellina sono nella posizione di considerare "Terun" quasi tutti gli abitanti della penisola e quindi anche la stragrande maggioranza dei Leghisti.
Purtroppo per noi Lombardi è il solito affare che sembra tale ma in realtà nasconde una perdita incredibile. Il detto dialettale lombardo che io conosco recita così per descrivere l'affarone: "saraà la spina e lagà andaà da la bott" ("chiudere la spina lasciando aperta la botte). E cosi il nostro Lumbard per avere un lenitivo di una vecchia ferita si appresta ad una ulteriore dilatazione del suo ben capiente sfintere regalando un ulteriore fetta di potere a una gerarchia di governanti chiaramente inetti a dirigire la regione verso compatibilità culturale e ricchezza Europea ma attenta a distribuire quel che rimane ai propri adepti (aspettate l'autunno per vedere che sarà delle miglia di piccole aziendine del nord Lombardo).
La ferita
Occorre andare agli anni sessanta/settanta per capire l'entità e il dolore prodotto dalla ferita. Considerate questa cosa: dalla mia quinta elementare alla quinta di mio fratello corrono 7 anni. In quel tempo si passò dalla normalità del dialetto in ogni istanza della vita all'identificazione dell'uso del dialetto come sinonimo di bassa cultura e altrettanto basso livello sociale. La velocità, l'omnidirezionalità (la RAI ci mise non poco del suo) usate con martellante sollecitudine fecero male e nessuno se ne accorse. Tutti intenti a guardare il noto Walter del tempo (poi affogato in una nuvola di Coca) che prendeva in giro i vari dialetti per l'appunto. Nelle scuole la progressione fu altrettanto geometrica. Intanto stava andando a compimento un piano di controllo del territorio. I provveditori via via insediati venivano tutti dal sud, erano quei figli di burocrati sopravvissuti al regime e recuperati alla fine della guerra per puro calcolo anticomunista. Con loro si creava una testa di ponte per mettere in opera il sistema delle raccomandazioni che andava cercando i suoi soggetti tra quelli con maggior bisogno economico e maggior ricattabilità, anche per abiti culturali. I nuovi insegnanti insediati, di inevitabile provenienza, un pò per l'odio di una terra che non li amava e che avevano dovuto scegliere come una possibilità di emancipazione, un pò anche perchè ligi (non è un segreto che molte simpatie andassero allo MSI), condussero, capillarmente, una campagna di pulizia del dialetto, con note, minacce di sospensione, proibizioni ad esprimersi a scuola nella lingua nativa e altro ancora.
Questi sentimenti alla fine degli anni settanta erano bene presenti anche in tutti coloro che militavano o simpatizzavano per le frange movimentiste della sinistra rimasero lì, repressi ma pronti a riesplodere proprio in questi ultimi che comunque coltivavano il sospetto nei confronti del "terrore" generalmente impersonato dallo sbirro, dal pretore, dal provveditore, il preside e così via. Non è casuale che molte di queste persone siano poi diventate militanti della lega. Non a caso poi questo odio veniva mischiato ad altri fattori come la rapina del territorio compiuta da AEM e Enel. Non a caso alcune frange autonomiste dall'alta Lombardia univano odio per il "Terun" e per i Tralicci.
La sinistra del tempo, presa dai suoi calcoli di potere basati sulle industrie dei grandi numeri, ovviamente vedeva la cosa con sospetto e anche con un certo fastidio. In fondo la ncessità di essere uno stato compatto e omogeneo era un must nell'agenda comunista filosovietica. Un qualche sguardo di ammirazione per il mix up etnico fatto da Tito in parecchi lo hanno certo rivolto.
Fortunatamente (?!) la diffusione dello stato come sistema assistenzialista rullò il terreno stirando ogni differenza sul proprio green. Il problema nella sua genesi venne perso di vista (del resto al dialetto negando la dignità di essere portatore di conoscenza venne anche negata la possibilità di sopravvivere nel sistema dei media) ma la ferita rimase. Pronta ad essere lenita dallo spacciatore di pomate di turno.
PS: chi scrive ha vissuto in prima persona la ferita. Tuttavia, distinguendo molto bene le funzioni di diversi tipi di pomate, evita quelle troppo banali. Agli amici leghisti aggiungo che avendo formato la mia cultura il Alta Valtellina sono nella posizione di considerare "Terun" quasi tutti gli abitanti della penisola e quindi anche la stragrande maggioranza dei Leghisti.
Sunday, July 26, 2009
Questione di nomi
Verdi, Ecologisti e quant'altro. Quello che l'area (mi si perdoni il termine ma non so che diavolo usare) Verde Italiana si trova ad affrontare è un caso di estinzione di massa. L'evento è stato messo in particolare risalto dai risultati delle elezioni Europee a confronto con altri paesi comunemente aderenti. Per contro sembrerebbe che a livello locale ovunque attivi molti degli esponenti godano comunque di una buon seguito. Il problema, allora, è di chiedersi perchè mai non ci sia stato un salto dalla condizione di allegro propugnatore di aiuole a serio proponente di soluzioni di governo. Il perchè sta nella mancata connessione con il tessuto più moderno e dinamico della popolazione. Questo perchè, si badi bene, i temi considerati 10 anni fa di puro dominio ambientalista ora sono nella coscienza e nel sapere comune, bisogna fare un passo avanti. Ricordiamoci anche che siamo in una cultura in cui la forma ha la propria funzione simbolica esattamente come il contenuto.
Tra i miei amici, che coprono l'intero arco parlamentare e anche fuori in alcuni casi, si nota il diffuso senso di impotenza delle troppe cose che vanno secondo criteri preoccupanti. L'impotenza viene dalla impossibilità di dipanare la matassa rendendosi via via conto che non sono disponibili uscite semplici. Del resto pensare a un faccio tutto da me anche solo per l'analisi è impensabile. Sul lavoro del resto si opera in gruppi di diversi specialisti e proprio i grandi generalisti in quell'ambiente hanno vita molto difficile.
Per contro il sistema politico Italiano ha virato nella direzione del politico "faso tuto mi" con effetti esilaranti come i grafici girati al contrario di Rutelli (indimenticabile nella sua performance sul sito, ora dismesso, che doveva nelle intenzioni essere il portale d'Italia) o un presidente del consiglio che nei comportamenti culturali mostra il meglio delle pratiche delle vendite porta a porta e l'abissale ignoranza decorativa ambientale ai confini con il ridicolo (si vedano le foto di Villa Certosa) che la nostra scuola dell'obbligo gli ha passato.
Dopo molti anni la coscienza ecologista ha pervaso moltissimi settori della ricerca scientifica e della nuova Umanistica. Gli stessi architetti oltre ad alcuni deliri di onnipotenza nel disegnare i propri paesaggi si rendono conto della necessità di valutare l'opera nel contesto e non più come oggetto a se stante. La diffusione di massa delle idee di base sul rapporto con la natura, sfruttato a più non posso in forme simbolico/editoriali, ha portato ad una svalutazione delle idee di partenza. Le risposte vanno date, oggi, in termini di qualità della vita futura, anche a breve termine, di quante generazioni vogliamo bruciare allungando i termini pensionistici, se preferiamo lavori concettuali o manuali (tutti a fare i magut). Se ai parchi naturali conservazionisti non sia meglio preferire un buon ambiente diffuso. Elevare la qualità della immigrazione e via dicendo.
Nella caduta della sinistra cade anche il mito del progresso. Innovare, migliorare, progredire improvvisamente hanno perso significato. Ma c'è innovazione anche nel recupero di uno dei molti disastri commessi, spesso con le migliori ragioni, dalle generazioni precedenti. Nel rileggere la storia senza uno dei tanti occhiali colorati dall'ideologia. In un blog parallelo, devoluzioni, tratto con maggiore estensione le molte palle create da secoli di imbellettamento ideologico. Puntare ad una aria più decente. Spingere per contesti lavorativi in cui far rendere il proprio investimento in studi. Evitare di dovere la soddisfazione della nostra sete alle sole multinazionali. E' innovazione e ragionamento ecologico, inteso come ragionamento di puro orientamento alla sopravvivenza del nostro genere. Forse il progresso verso condizioni di vita migliori non è più appannaggio delle sinistre che hanno esaurito il loro apporto con il raggiungimento di una civiltà dei consumi diffusi e di massa (leggi diversa distribuzione, anche solo apparente, della interpretazione di ricchezza). Forse sta proprio nel considerare ogni specifico contesto un luogo di diritti e doveri di molti soggetti. Come è il caso del diritto alla determinazione del proprio Paesaggio. Intendendo per paesaggio l'accezione più ampia come d'uso nelle Scienze Geografiche contemporanee (socio, economico, storico etc. etc.). O discutere e analizzare l'uso che si fa dell'energia prima di preoccuparsi di produrne di più.
Non è vero che il nostro mondo sia sempre uguale e immutabile. L'incremento demografico, la globalizzazione (un fatto), l'ennesima crisi del sistema industriale modernista, ci aprono un mondo nuovo, poco importa se migliore o peggiore, con problemi nuovi da risolvere collaborativamente, trovando compromessi rispettosi anche dell'opposizione ben consci che la varietà di un ecosistema è un asset di valore enorme.
Tra i miei amici, che coprono l'intero arco parlamentare e anche fuori in alcuni casi, si nota il diffuso senso di impotenza delle troppe cose che vanno secondo criteri preoccupanti. L'impotenza viene dalla impossibilità di dipanare la matassa rendendosi via via conto che non sono disponibili uscite semplici. Del resto pensare a un faccio tutto da me anche solo per l'analisi è impensabile. Sul lavoro del resto si opera in gruppi di diversi specialisti e proprio i grandi generalisti in quell'ambiente hanno vita molto difficile.
Per contro il sistema politico Italiano ha virato nella direzione del politico "faso tuto mi" con effetti esilaranti come i grafici girati al contrario di Rutelli (indimenticabile nella sua performance sul sito, ora dismesso, che doveva nelle intenzioni essere il portale d'Italia) o un presidente del consiglio che nei comportamenti culturali mostra il meglio delle pratiche delle vendite porta a porta e l'abissale ignoranza decorativa ambientale ai confini con il ridicolo (si vedano le foto di Villa Certosa) che la nostra scuola dell'obbligo gli ha passato.
Dopo molti anni la coscienza ecologista ha pervaso moltissimi settori della ricerca scientifica e della nuova Umanistica. Gli stessi architetti oltre ad alcuni deliri di onnipotenza nel disegnare i propri paesaggi si rendono conto della necessità di valutare l'opera nel contesto e non più come oggetto a se stante. La diffusione di massa delle idee di base sul rapporto con la natura, sfruttato a più non posso in forme simbolico/editoriali, ha portato ad una svalutazione delle idee di partenza. Le risposte vanno date, oggi, in termini di qualità della vita futura, anche a breve termine, di quante generazioni vogliamo bruciare allungando i termini pensionistici, se preferiamo lavori concettuali o manuali (tutti a fare i magut). Se ai parchi naturali conservazionisti non sia meglio preferire un buon ambiente diffuso. Elevare la qualità della immigrazione e via dicendo.
Innovazione
Nella caduta della sinistra cade anche il mito del progresso. Innovare, migliorare, progredire improvvisamente hanno perso significato. Ma c'è innovazione anche nel recupero di uno dei molti disastri commessi, spesso con le migliori ragioni, dalle generazioni precedenti. Nel rileggere la storia senza uno dei tanti occhiali colorati dall'ideologia. In un blog parallelo, devoluzioni, tratto con maggiore estensione le molte palle create da secoli di imbellettamento ideologico. Puntare ad una aria più decente. Spingere per contesti lavorativi in cui far rendere il proprio investimento in studi. Evitare di dovere la soddisfazione della nostra sete alle sole multinazionali. E' innovazione e ragionamento ecologico, inteso come ragionamento di puro orientamento alla sopravvivenza del nostro genere. Forse il progresso verso condizioni di vita migliori non è più appannaggio delle sinistre che hanno esaurito il loro apporto con il raggiungimento di una civiltà dei consumi diffusi e di massa (leggi diversa distribuzione, anche solo apparente, della interpretazione di ricchezza). Forse sta proprio nel considerare ogni specifico contesto un luogo di diritti e doveri di molti soggetti. Come è il caso del diritto alla determinazione del proprio Paesaggio. Intendendo per paesaggio l'accezione più ampia come d'uso nelle Scienze Geografiche contemporanee (socio, economico, storico etc. etc.). O discutere e analizzare l'uso che si fa dell'energia prima di preoccuparsi di produrne di più.
Riconoscere la realtà
Non è vero che il nostro mondo sia sempre uguale e immutabile. L'incremento demografico, la globalizzazione (un fatto), l'ennesima crisi del sistema industriale modernista, ci aprono un mondo nuovo, poco importa se migliore o peggiore, con problemi nuovi da risolvere collaborativamente, trovando compromessi rispettosi anche dell'opposizione ben consci che la varietà di un ecosistema è un asset di valore enorme.
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