Wednesday, October 14, 2009

Comunicazione e costumi Italiani. La confessione.

C'era una volta il mondo felice del dispotismo sostenuto dalla Santa Romana Chiesa. In quel bel mondo colui che deteneva il potere, raggiunta la soglia, dopo aver rubato, ammazzato, stuprato, saccheggiato, preso mazzette e prebende, incassato aiuti, correva a confessarsi, in gran segreto, per liberarsi dal peso.

Il modello era comunque universalmente accettato perché il beneficio del perdono era riservato a tutti coloro che vi aderissero in una progressiva gerarchia. E vi aderivano anche i più umili e diseredati, in fondo anche a loro veniva riservata la possibilità di alleviare il rimorso quando si applicassero a altri ancora inferiori nella gerarchia dei diritti.

Ma mentre nel Bel Paese succedeva questo, in un altro paese, abolita la segretezza della confessione, la responsabilità delle proprie azioni veniva messa in pubblico, socializzata. Questo obbligava la gerarchia dei poteri a mostrare il volto, qualunque esso fosse. Parallelamente in quel paese si procedeva a nuove forme di organizzazione della produzione di ricchezza, tra queste le comunicazioni di massa che della socializzazione del peccato traeva ingenti profitti. Per una serie di lunghe vicissitudini il bel paese alla fine fu invaso dagli abitanti dell'altro. Questi, con l'intento di allargare il proprio mercato imponevano anche la forma di comunicazione.

Certo anche nel Bel Paese piacevano molte cose che i nuovi potenti avevano introdotto dal nuovo paese della cuccagna. Tra questi i begli spettacoli in cui si parlava di politica. Certo all'inizio erano decisamente noiosi. Gli occupanti dell'altro paese controllavano attentamente chi poteva disporre dei capitali necessari e chi no. Poi progressivamente, dopo che ci siamo svuotati di ogni nostra capacità si sono ritirati. Ma la nuova forma del potere è rimasta e come in un incubo postmoderno, abbandonata la forma del segreto hanno unito il peggio di intrambe le forme. Si socializza la menzogna e si realizza con ferocia la chiusura della comunicazione nel segreto e nel non detto spostando l'attenzione sul discorso che via via si va avvitando in nuovi litigi.

Non si può reagire accendo le regole dell'oppressore. L'unica è combatterlo urlando se è il caso la propria posizione. Stando fermi e non accettando l'avvitamento nel nulla o peggio il silenzio riservato al caso particolare, eviscerato dal video nella sua unicità e caratteristica sufficientemente popolare (cento casi particolari fanno un disastro ndr) da inchiodarlo al muro.

Purtroppo non è cosi facile. Questo avvitamento, fatto di alterazione dell'ordine temporale degli eventi (da peccatore a penitente bisognoso di difesa la querela anche minacciata, l'affastellamento di leggi e leggine demenziali cui attaccarsi) e di violenza esplicita del più forte (dal peccato socializzato) è entrata profondamente nelle nostre vite perché tramite i media si è propagata fin nelle istanze più recondite della nostra vita. Non basta prendersela solo con altri, la colpa non è sempre solo loro, occorre anche essere consapevoli come cantavano gli Area. E magari evitare una replica di "amici" nella propria vita come primo passo.

No comments:

Post a Comment