Se ben consideriamo ogni umano ha un sistema percettivo caratterizzato da piccole (a volte grandi) differenze. Si pensi alla retina, il non plus ultra della unicità contemporanea, o ai polpastrelli. La variabilità genetica è certo una proprietà determinante nelle capacità di successo biologico di una specie.
Ma facciamo un salto ardito e passiamo a noi e al nostro vivere di ogni giorno. Le piccole differenze che ognuno di noi dispone fin dall'origine determinano anche una raccolta di memorie di esperienze, che, per quanto ne sappiamo, costituiranno i termini di paragone su cui costruire la verosimiglianza di quanto percepito e attribuirvi con ciò un senso, ma anche il nostro agire producendo attivamente in altri percezioni e attribuzioni di senso.
Sorge immediata la domanda di quanto queste differenze contribuiscano, con l'accumulazione nel corso della vita, a quella che è l'infinita divergenza, nella nostra specie, dei desideri, delle aspettative e delle azioni. Non credo sia un caso che in gioventù sia per così dire più facile mettere da parte le differenze a favore delle somiglianze. Progressivamente la cosa diventa più difficile.
Il nostro mondo è caratterizzato, dal numero preponderante di attempati rispetto a giovani, e questo à sostanzialmente vero per noi occidentali (ivi inclusi i Giapponesi) ed è anche caratterizzato da un livello elevatissimo di malessere nelle relazioni sociali ed individuali. Penso ci sia un nesso proprio in questa accumulazione senza averne in un qualche modo la consapevolezza. Capita sempre più spesso che altri ci proiettino semplicemente addosso la loro immagine spacciandola per una nostra inclinazione. Invece è anche il frutto di un accumulo esperienziale non controllato.
Un caso particolare è quello della coppia, tema, ma anche e sopratutto comportamento, che certo ha avuto le sue origini nella sopravvivenza della specie ma che oggi tende più a produrre dolore diffuso e alienazione.
Varrebbe la pena di chiedersi se, anche nelle nostre speranze e desideri, la geometria euclidea non sia in qualche modo fuorviante quale insieme di conoscenze di base con cui affrontare il mondo. Sopratutto se vista nella accezione più ampia che la relega ai soli spazi a due dimensioni che come tutti sappiamo hanno pochissimo a che fare con il nostro mondo reale. Vedi qui.
L'idea che possano esserci delle vite che idealmente procedano in parallelo all'infinito potrebbe rivelarsi un miraggio in una altra Geometria.
Vi lascio con un simpatico branetto degli Ultravox (roba che viene dai tempi della scoperta delle diversità), qui trovate il testo.
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