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Thursday, October 29, 2009

Diversità, comunione e alienazione. Heroes series 4

"There are others like us out there. In the shadows, in the light.
Each grasping for meaning in a world
that wont accept them for what they really are...

... Haunted by the past, from those who will harm them
and keep them from their destiny. Every one deserves a chance
to be who they really are. But to what end ? What purpose ?"

Heroes series 4 intro


Trovo sempre molto interessante analizzare la differenza nella patria diffusione e (in)successo dei serial prodotti oltre atlantico,

Heroes indubbiamente costituisce un interessante caso di analisi. Nei paesi anglosassoni è un successone da noi non frega quasi a nessuno. In parte è quasi una tradizione, i serial fantasy o fantascientifici, fortemente basati sul carattere dei personaggi, e a volte quasi comicamente introspettivo, come Star Trek TOS, da noi non attaccano, perlomeno non con dosi massicce di audience.

Mi sono spesso chiesto il come mai. Le risposte temo siano da ricercare nel profondo e, come quasi sempre da noi dove la malevola pianta del Cattolicesimo trae vita, le risposte stanno li, in duemila anni di evoluzione della nostra seconda natura (cultura), fino a poco tempo fa geograficamente e socialmente lontana dagli altri paesi occidentali.

Ho già analizzato qui uno dei sacramenti fondamentali per comprendere la nostra diversità di popolo.

Oggi parliamo della comunione invece. La comunione, vista in termini antropologici, è un interessantissimo costume. In termini pratici una comunità si da al cannibalismo figurato a scapito dello sfigato di turno, eh già perché se guardiamo bene Gesù altro non è che l'alienato totale, quello che per volere del Padre accetta di essere fatto a pezzi contro la propria volontà.
In sostanza la comunione ci unisce nella trasgressione del tabu evolutivo di base, quello che forse si è formato come differenziazione con i Neardenthal, che è la ripulsa del cannibalismo. Si noti che Gesù addirittura arriva ad offrire se stesso, che poi è veramente il massimo in senso di alienazione masochistica. Cosi alla base siamo tutti uniti dal nostro peccato, eliminate le differenze grazie ad una colpa immanente e nota a tutti, la comunione è pubblica, andiamo cosi allegri alla morte.

Ma il mondo globale (Occidentale o meglio Industriale, ma tuttavia nessuno dei due rende, il primo perché esclude il Giappone il secondo perché la rivoluzione industriale ha avuto momenti diversi e diverse velocità di propagazione), che oramai ci sovrasta, non sempre, e in gran parte, accetta questo modello.

Infatti negli altri paesi occidentali, ma di nuovo qui abbiamo una limitazione linguistica, la base più scientifica o illuministica o industriale, ha raccolto la visione del mondo che le scienze andavano costruendo, introiettandole e assimilandole. Si pensi solo alla enorme fortuna che L'origine delle Specie di Darwin ebbe alla sua prima apparizione. Si consideri anche che alla base della formazione al tempo di Darwin e anche molto prima gli elementi di Euclide erano parte portante dela base formativa Anglosassone mentre da noi invece andava il Latino a scopo di miglior interpretazione delle vaste riscritture della conoscenza operate dalla Santa Romana Chiesa.

Questo, oggi, si traduce in termini di consapevolezza circa l'unicità di ogni individuo in una parte vasta della popolazione degli altri stati che oltre a noi (un po immeritatamente) si definiscono Occidentali. Da noi invece, nel tentativo che fa anche lo struzzo, ci si è buttati sempre nel pensiero unico, nella riproduzione del modello di potere fornito dalla Chiesa a destra e a sinistra. Il pensiero unico si caratterizza da una forte comunione di intenti, tutti sono disposti a mettere da parte le differenze, uniformarsi ad un punto di vista allontanare chi la pensa diversamente. Questo per altro è anche contrario ad una logica utilitarista che invece dal pensiero diverso trae forza e nuove energie per riproporsi. Se non fossi un cinico avanzerei il dubbio che forse è una delle ragioni anche del nostro tracollo dell'offerta sui mercati mondiali.

Siamo partiti da un serial per arrivare all'Ostia. Mi pare abbastanza per ora. Saluti.

Friday, October 23, 2009

Relativismo morale ? Una questione di spazi geometrici

Se ben consideriamo ogni umano ha un sistema percettivo caratterizzato da piccole (a volte grandi) differenze. Si pensi alla retina, il non plus ultra della unicità contemporanea, o ai polpastrelli. La variabilità genetica è certo una proprietà determinante nelle capacità di successo biologico di una specie.

Ma facciamo un salto ardito e passiamo a noi e al nostro vivere di ogni giorno. Le piccole differenze che ognuno di noi dispone fin dall'origine determinano anche una raccolta di memorie di esperienze, che, per quanto ne sappiamo, costituiranno i termini di paragone su cui costruire la verosimiglianza di quanto percepito e attribuirvi con ciò un senso, ma anche il nostro agire producendo attivamente in altri percezioni e attribuzioni di senso.

Sorge immediata la domanda di quanto queste differenze contribuiscano, con l'accumulazione nel corso della vita, a quella che è l'infinita divergenza, nella nostra specie, dei desideri, delle aspettative e delle azioni. Non credo sia un caso che in gioventù sia per così dire più facile mettere da parte le differenze a favore delle somiglianze. Progressivamente la cosa diventa più difficile.

Il nostro mondo è caratterizzato, dal numero preponderante di attempati rispetto a giovani, e questo à sostanzialmente vero per noi occidentali (ivi inclusi i Giapponesi) ed è anche caratterizzato da un livello elevatissimo di malessere nelle relazioni sociali ed individuali. Penso ci sia un nesso proprio in questa accumulazione senza averne in un qualche modo la consapevolezza. Capita sempre più spesso che altri ci proiettino semplicemente addosso la loro immagine spacciandola per una nostra inclinazione. Invece è anche il frutto di un accumulo esperienziale non controllato.

Un caso particolare è quello della coppia, tema, ma anche e sopratutto comportamento, che certo ha avuto le sue origini nella sopravvivenza della specie ma che oggi tende più a produrre dolore diffuso e alienazione.

Varrebbe la pena di chiedersi se, anche nelle nostre speranze e desideri, la geometria euclidea non sia in qualche modo fuorviante quale insieme di conoscenze di base con cui affrontare il mondo. Sopratutto se vista nella accezione più ampia che la relega ai soli spazi a due dimensioni che come tutti sappiamo hanno pochissimo a che fare con il nostro mondo reale. Vedi qui.

L'idea che possano esserci delle vite che idealmente procedano in parallelo all'infinito potrebbe rivelarsi un miraggio in una altra Geometria.

Vi lascio con un simpatico branetto degli Ultravox (roba che viene dai tempi della scoperta delle diversità), qui trovate il testo.