Purtroppo per noi Lombardi è il solito affare che sembra tale ma in realtà nasconde una perdita incredibile. Il detto dialettale lombardo che io conosco recita così per descrivere l'affarone: "saraà la spina e lagà andaà da la bott" ("chiudere la spina lasciando aperta la botte). E cosi il nostro Lumbard per avere un lenitivo di una vecchia ferita si appresta ad una ulteriore dilatazione del suo ben capiente sfintere regalando un ulteriore fetta di potere a una gerarchia di governanti chiaramente inetti a dirigire la regione verso compatibilità culturale e ricchezza Europea ma attenta a distribuire quel che rimane ai propri adepti (aspettate l'autunno per vedere che sarà delle miglia di piccole aziendine del nord Lombardo).
La ferita
Occorre andare agli anni sessanta/settanta per capire l'entità e il dolore prodotto dalla ferita. Considerate questa cosa: dalla mia quinta elementare alla quinta di mio fratello corrono 7 anni. In quel tempo si passò dalla normalità del dialetto in ogni istanza della vita all'identificazione dell'uso del dialetto come sinonimo di bassa cultura e altrettanto basso livello sociale. La velocità, l'omnidirezionalità (la RAI ci mise non poco del suo) usate con martellante sollecitudine fecero male e nessuno se ne accorse. Tutti intenti a guardare il noto Walter del tempo (poi affogato in una nuvola di Coca) che prendeva in giro i vari dialetti per l'appunto. Nelle scuole la progressione fu altrettanto geometrica. Intanto stava andando a compimento un piano di controllo del territorio. I provveditori via via insediati venivano tutti dal sud, erano quei figli di burocrati sopravvissuti al regime e recuperati alla fine della guerra per puro calcolo anticomunista. Con loro si creava una testa di ponte per mettere in opera il sistema delle raccomandazioni che andava cercando i suoi soggetti tra quelli con maggior bisogno economico e maggior ricattabilità, anche per abiti culturali. I nuovi insegnanti insediati, di inevitabile provenienza, un pò per l'odio di una terra che non li amava e che avevano dovuto scegliere come una possibilità di emancipazione, un pò anche perchè ligi (non è un segreto che molte simpatie andassero allo MSI), condussero, capillarmente, una campagna di pulizia del dialetto, con note, minacce di sospensione, proibizioni ad esprimersi a scuola nella lingua nativa e altro ancora.
Questi sentimenti alla fine degli anni settanta erano bene presenti anche in tutti coloro che militavano o simpatizzavano per le frange movimentiste della sinistra rimasero lì, repressi ma pronti a riesplodere proprio in questi ultimi che comunque coltivavano il sospetto nei confronti del "terrore" generalmente impersonato dallo sbirro, dal pretore, dal provveditore, il preside e così via. Non è casuale che molte di queste persone siano poi diventate militanti della lega. Non a caso poi questo odio veniva mischiato ad altri fattori come la rapina del territorio compiuta da AEM e Enel. Non a caso alcune frange autonomiste dall'alta Lombardia univano odio per il "Terun" e per i Tralicci.
La sinistra del tempo, presa dai suoi calcoli di potere basati sulle industrie dei grandi numeri, ovviamente vedeva la cosa con sospetto e anche con un certo fastidio. In fondo la ncessità di essere uno stato compatto e omogeneo era un must nell'agenda comunista filosovietica. Un qualche sguardo di ammirazione per il mix up etnico fatto da Tito in parecchi lo hanno certo rivolto.
Fortunatamente (?!) la diffusione dello stato come sistema assistenzialista rullò il terreno stirando ogni differenza sul proprio green. Il problema nella sua genesi venne perso di vista (del resto al dialetto negando la dignità di essere portatore di conoscenza venne anche negata la possibilità di sopravvivere nel sistema dei media) ma la ferita rimase. Pronta ad essere lenita dallo spacciatore di pomate di turno.
PS: chi scrive ha vissuto in prima persona la ferita. Tuttavia, distinguendo molto bene le funzioni di diversi tipi di pomate, evita quelle troppo banali. Agli amici leghisti aggiungo che avendo formato la mia cultura il Alta Valtellina sono nella posizione di considerare "Terun" quasi tutti gli abitanti della penisola e quindi anche la stragrande maggioranza dei Leghisti.
No comments:
Post a Comment