Sunday, July 26, 2009

Questione di nomi

Verdi, Ecologisti e quant'altro. Quello che l'area (mi si perdoni il termine ma non so che diavolo usare) Verde Italiana si trova ad affrontare è un caso di estinzione di massa. L'evento è stato messo in particolare risalto dai risultati delle elezioni Europee a confronto con altri paesi comunemente aderenti. Per contro sembrerebbe che a livello locale ovunque attivi molti degli esponenti godano comunque di una buon seguito. Il problema, allora, è di chiedersi perchè mai non ci sia stato un salto dalla condizione di allegro propugnatore di aiuole a serio proponente di soluzioni di governo. Il perchè sta nella mancata connessione con il tessuto più moderno e dinamico della popolazione. Questo perchè, si badi bene, i temi considerati 10 anni fa di puro dominio ambientalista ora sono nella coscienza e nel sapere comune, bisogna fare un passo avanti. Ricordiamoci anche che siamo in una cultura in cui la forma ha la propria funzione simbolica esattamente come il contenuto.

Tra i miei amici, che coprono l'intero arco parlamentare e anche fuori in alcuni casi, si nota il diffuso senso di impotenza delle troppe cose che vanno secondo criteri preoccupanti. L'impotenza viene dalla impossibilità di dipanare la matassa rendendosi via via conto che non sono disponibili uscite semplici. Del resto pensare a un faccio tutto da me anche solo per l'analisi è impensabile. Sul lavoro del resto si opera in gruppi di diversi specialisti e proprio i grandi generalisti in quell'ambiente hanno vita molto difficile.

Per contro il sistema politico Italiano ha virato nella direzione del politico "faso tuto mi" con effetti esilaranti come i grafici girati al contrario di Rutelli (indimenticabile nella sua performance sul sito, ora dismesso, che doveva nelle intenzioni essere il portale d'Italia) o un presidente del consiglio che nei comportamenti culturali mostra il meglio delle pratiche delle vendite porta a porta e l'abissale ignoranza decorativa ambientale ai confini con il ridicolo (si vedano le foto di Villa Certosa) che la nostra scuola dell'obbligo gli ha passato.

Dopo molti anni la coscienza ecologista ha pervaso moltissimi settori della ricerca scientifica e della nuova Umanistica. Gli stessi architetti oltre ad alcuni deliri di onnipotenza nel disegnare i propri paesaggi si rendono conto della necessità di valutare l'opera nel contesto e non più come oggetto a se stante. La diffusione di massa delle idee di base sul rapporto con la natura, sfruttato a più non posso in forme simbolico/editoriali, ha portato ad una svalutazione delle idee di partenza. Le risposte vanno date, oggi, in termini di qualità della vita futura, anche a breve termine, di quante generazioni vogliamo bruciare allungando i termini pensionistici, se preferiamo lavori concettuali o manuali (tutti a fare i magut). Se ai parchi naturali conservazionisti non sia meglio preferire un buon ambiente diffuso. Elevare la qualità della immigrazione e via dicendo.

Innovazione


Nella caduta della sinistra cade anche il mito del progresso. Innovare, migliorare, progredire improvvisamente hanno perso significato. Ma c'è innovazione anche nel recupero di uno dei molti disastri commessi, spesso con le migliori ragioni, dalle generazioni precedenti. Nel rileggere la storia senza uno dei tanti occhiali colorati dall'ideologia. In un blog parallelo, devoluzioni, tratto con maggiore estensione le molte palle create da secoli di imbellettamento ideologico. Puntare ad una aria più decente. Spingere per contesti lavorativi in cui far rendere il proprio investimento in studi. Evitare di dovere la soddisfazione della nostra sete alle sole multinazionali. E' innovazione e ragionamento ecologico, inteso come ragionamento di puro orientamento alla sopravvivenza del nostro genere. Forse il progresso verso condizioni di vita migliori non è più appannaggio delle sinistre che hanno esaurito il loro apporto con il raggiungimento di una civiltà dei consumi diffusi e di massa (leggi diversa distribuzione, anche solo apparente, della interpretazione di ricchezza). Forse sta proprio nel considerare ogni specifico contesto un luogo di diritti e doveri di molti soggetti. Come è il caso del diritto alla determinazione del proprio Paesaggio. Intendendo per paesaggio l'accezione più ampia come d'uso nelle Scienze Geografiche contemporanee (socio, economico, storico etc. etc.). O discutere e analizzare l'uso che si fa dell'energia prima di preoccuparsi di produrne di più.

Riconoscere la realtà


Non è vero che il nostro mondo sia sempre uguale e immutabile. L'incremento demografico, la globalizzazione (un fatto), l'ennesima crisi del sistema industriale modernista, ci aprono un mondo nuovo, poco importa se migliore o peggiore, con problemi nuovi da risolvere collaborativamente, trovando compromessi rispettosi anche dell'opposizione ben consci che la varietà di un ecosistema è un asset di valore enorme.

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