Friday, March 5, 2010

Crisi disagi suicidio una realtà separata.

Pochi giorni fa un altro imprenditore si è ammazzato. Se consideriamo la pratica di nascondere il fatto, tanto più considerata la categoria sociale, è almeno onesto pensare che questi segnalati dalla stampa siano solo la minuscola punta di un iceberg della sofferenza e del dolore.

E' pero anche molto difficile partire da un suicidio, che è cosa per eccellenza intima, fare generalizzazioni. E non ne voglio fare. Per ora rilevo che per molti versi quella degli imprenditori della fascia più bassa, che basano cioè i proventi anche sul proprio lavoro diretto e non solo sul plusvalore derivante dagli impiegati, sono una fascia di sofferenza tra le più sottaciute.

Ho scelto la strada dell'imprenditoria per ragioni molto casuali. A dire il vero il mio obiettivo era di lavorare come free lance. Purtroppo la difficoltà, anche questa tutta Italica, ad essere pagati ha imposto una infrastruttura più elaborata, varrebbe la pena chiedersi come certe infrastrutture siano un costo davvero inutile e richiesto solo ed esclusivamente da un modello incivile di relazione sociale.

Come imprenditore (artigiano quasi direi) la mia vita personale si è strettamente intrecciata con il lavoro, il suo (in)successo. E lavorando in tecnologie per così dire avanzate, la cosa fa un pò ridere qui in Italia dove il disavanzo tecnologico è oramai abissale, una cosa che si impara in fretta è che il ciclo di obsolescenza di una azienda è rapidissimo, se fatta zero quasi il tempo di imparare come farla girare. L'incertezza è quotidiana. La mancata vendita è anche un dileggio del prodotto delle proprie mani (o cervello). Il tempo di lavoro è irragionevole ma quando si è giovani il tempo, essendo una illusione, non conta. Ci si accorge quando è passato.

Il tempo enorme dedicato al lavoro inevitabilmente apre altre falle sopratutto sul piano degli affetti. Da un lato la famiglia, inevitabile, vista la necessità di avere un luogo dove togliersi l'elmetto, presto diventa dipendente dal livello di vita elevato (o apparentemente tale), richiedendo rapidamente che l'elmetto torni al suo posto anche nelle ore di sonno. Ma da qui in poi il discorso vale per tutti. Ognuno di noi lega la propria vita al lavoro, qualsiasi esso sia e cerca di costruirci sopra. Penso che l'errore maggiore sia proprio qui ma abbiamo avuto/subito una educazione che ci dice che la nostra vita qui su sta terra è cosi, che ci vuoi fare ? Molti ricorrono ai soldi anche per tappare le falle affettive. Cosa c'è di più confortevole del pagarsi la Giovanca di turno o come dice il Bepi: "gho pagat moet et chandon. Go dach la mancia al garson però ades la spiane". E alè il giro è completo in termini di ammortizzatori affettivi. Oddio si può evitare di pagare ma li non si trova poi di certo da togliersi il succitato copricapo. Oppure si può andare per vita da single ma anche li la carenza di tempo per la vita obbliga al ricorso a metodi piuttosto sbrigativi che poco aggiustano sul piano degli affetti.

Non sempre anche in queste fasce è l'esempio ad essere trainante. Sarebbe un errore pensare ad una folla di piccoli Lui (come nelle rapine con la maschera) intenti ad emulare le otto ore di mascella inflitte alla povera escort (anche se certamente ben impolverate). Ma no è il giro dei desideri e delle angosce a fare il lavoro.

Poi puff, salta, magari anche un singolo lavoro, una fattura non pagata, un ritardo di pagamento ammesso per decreto, una autentica follia passata inosservata. Il seguito è vorticoso. La Banca, richiede i soldi pretendendo tempi di rientro impossibili, a casa la tristezza rende sensibili a cose a cui prima si saltava a piè pari, la Giovanca prima chiede i soldi, il garson non toglie le caccocle di topo dal bicchiere, il mercedes non vede da tempo il pieno ... Il fornitore di Coca non ti fa credito, non puoi fare a meno di vedere baratri aprirsi ovunque. I soldi escono ma non entrano, e non si vede come fare.

Chiudo per ora con una prima puntata per non eccedere i termini della vostra pazienza. Ma una spiega è doverosa. A cosa sto mirando ? A nulla come al solito, mi diverto a vedervi guardare al dito. Ma scherzi a parte ... Quello che mi preme sottolineare è che abbiamo bisogno di imprenditoria capace di inventare di nuovo forme di reddito e non solo per se stessi. Chi si preoccupa di fornire un ecosistema sostenibile anche per questa figura ? Non è solo offrendo condizioni di lavoro che si risolve comunque. Anche uscire da un ciclo di vita demenziale potrebbe essere d'aiuto, anzi alla fine di minor costo sociale. Continua ...

Addenda: Per gli amici in aria da farmaco. Vi passo questo link molto interessante su cui meditare a proposito di sostenibilità.

Friday, February 26, 2010

Follia Manicomi Basaglia Pizzini Erasmo da Rotterdam

"12. Eppure sarebbe ben poco dovermi il seme e la fonte della vita, se non dimostrassi che quanto vi è di buono nella vita è anch'esso un mio dono. E che cos'è poi questa vita? e se le togli il piacere, si può ancora chiamarla vita? Avete applaudito! Lo sapevo bene, io, che nessuno di voi era così saggio, anzi così folle - no, è meglio dire saggio, da non andare d'accordo con me. Del resto neppure questi stoici disprezzano il piacere, anche se dissimulano con cura e se, di fronte alla gente, rovesciano sul piacere ingiurie sanguinose; in realtà solo per distogliere gli altri e goderne di più, loro stessi. Ditemi, per Giove, quale momento della vita non sarebbe triste, difficile, brutto, insipido, fastidioso, senza il piacere, e cioè senza un pizzico di follia? E di questo è degno testimone il non mai abbastanza lodato Sofocle con quelle sue splendide parole di elogio per me: "Dolcissima è la vita nella completa assenza di senno".

Ma è tempo di esaminare a parte tutta la questione.

13. E, tanto per cominciare, chi non sa che la prima età dell'uomo è per tutti di gran lunga la più lieta e gradevole? ma che cosa hanno i bambini per indurci a baciarli, ad abbracciarli, a vezzeggiarli tanto, sì che persino il nemico presta loro soccorso? Che cosa, se non la grazia che viene dalla mancanza di senno, quella grazia che la provvida natura s'industria d'infondere nei neonati perché con una sorta di piacevole compenso possano addolcire le fatiche di chi li alleva e conciliarsi la simpatia di chi deve proteggerli? E l'adolescenza che segue l'infanzia, quanto piace a tutti, quale sincero trasporto suscita, quali amorevoli cure riceve, con quanta bontà tutti le tendono una mano!

Ma di dove, di grazia, questa benevolenza per la gioventù? di dove, se non da me? E' per merito mio che i giovani sono così privi di senno; è per questo che sono sempre di buon umore. Mentirei, tuttavia, se non ammettessi che appena sono un po' cresciuti, e con l'esperienza e l'educazione cominciano ad acquistare una certa maturità, subito sfiorisce la loro bellezza, s'illanguidisce la loro alacrità, s'inaridisce la loro attrattiva, vien meno il loro vigore. Quanto più si allontanano da me, tanto meno vivono, finché non sopraggiunge la gravosa vecchiaia, la molesta vecchiaia, odiosa non solo agli altri, ma anche a se stessa. Nessuno dei mortali riuscirebbe a sopportarla se, ancora una volta, impietosita da tanto soffrire non venissi in aiuto io, e, a quel modo che gli Dèi della fiaba di solito soccorrono con qualche metamorfosi chi è sul punto di perire, anch'io, per quanto è possibile, non riportassi all'infanzia quanti sono prossimi alla tomba, onde il volgo, non senza fondamento, usa chiamarli rimbambiti. Se poi qualcuno vuol sapere come opero questa trasformazione, neppure su questo farò misteri."

Erasmo Da Rotterdam. "Elogio Della Follia"

Sono certo che chi ha letto almeno in parte il testo in link di Raoul Vaneigem, nel precedente post, troverà parecchie analogie.

Ma nel frattempo nel "fu un bel paese" di nuovo si muovono critiche a Basaglia e la relativa legge 180. Che tutti sanno regolasse la chiusura di quelle cose vergognose che erano i manicomi, e peggio ancora quelli criminali. Pochi sanno però che a sostegno della chiusura dovevano apparire sul patrio suolo centri e servizi, anche autogestiti, che mai sono stati in qualche modo realizzati salvo forse il primo e forse per il solo tempo della inaugurazione.

Come questa legge abbia fatto a passare ancora non lo so. Certo l'appoggio a sinistra era notevole, ma che ne poteva mai fregare ai nostri democristiani ? Bho tutt'ora non mi so capacitare. O forse l'esperimento venne benissimo. Ci si immagini Fanfani che chiacchera con un altro emiro scudo crociato ... "oh vogliono lasciar fuori i matti. Stavolta proviamo cosi, li lasciamo fare senza fare assolutamente nulla ne a supporto ne contro cosi nessuno ne saprà nulla". Ha funzionato benissimo, e forse oltre le aspettative, perché, come fa notare Vaneigem, la crudezza della alienazione quotidiana è tale che non dà scampo. Pochi affrontano se stessi, i propri desideri, lavita stessa preferendo scaricare allegramente sugli altri, sugli eventi etc. tanto poi per non farci caso c'è sempre la pastiglia. Credo che questo punto sia stato sottovalutato. E del resto la funzione liberatoria della follia doveva proprio essere quella di porre una società ancora arcaica di fronte alle nuove responsabilità relazionali. E probabilmente il grande bersaglio doveva essere proprio nelle forme di comunicazione, i contenuti e i soggetti.

Purtroppo pare che l'abbia vinta la società arcaica. E cosa della società arcaica ci portiamo dietro. Bhe il pizzino, per fare un esempio, anche sotto forma di sms con suoneria ad alto volume. L'elevata dipendenza dalla efferata semplicità del vocabolario suggerito comporta un equivalente livello di contenuto, con una elevata dipendenza dalla confidenza. Non sto parlando di sms in forma utilitaristica. No sto parlando di quelle figure che girano, spesso anche con due cellulari o similia costantemente intenti all'oggetto come se fosse il bastoncino del cercatore d'acqua. Sarò vecchio ma lo trovo raccapricciante. L'altra sera a comperare la pizza ho potuto osservare con occhio da entomologo un caso. Telefonata in corso e messaggiatura in altra mano. Uno spettacolo del Signore. Cosi sospesa nell'etere vacuo. Sembrava davvero un lavoro da F.lli De Chirico. Ecco volevate un esempio di alienazione dopo aver letto il buon Raul ? pronti. Provatevi una simpatica oretta di sms scambiati e vivete l'ebrezza della vita sprecata in attesa della risposta e alle prese con la tastiera. Pestato un piede ? Bhe poteva anche toglierlo. Ti da fastidio ? Adeguati. Stai da cani, come sei noioso, crepa.

Friday, February 19, 2010

Rileggere i situazionisti. Febbraio e l'ottimismo ormonale.

E' sempre imbarazzante scoprire un testo sull'Internet, intanto perchè parlare di scoperta è, in questo caso più che in ogni altro, sommamente soggettivo. Il testo stava la mica andava scoperto o non sarebbe esististito se non l'avessi trovato ?

La sostanza del post è di segnalare proprio la versione Italiana de "IL LIBRO DEI PIACERI" di Raoul Vaneigem di cui ho riportato, in altri post, brevi estratti in altre lingue.

Un breve estratto:

I pensieri di morte sono i pensieri del mondo dominante.

Più la vita deperisce e più il mercato, puntando sulla penuria dei godimenti,moltiplica l'offerta dei piaceri della sopravvivenza, la cui vendita e acquisto si rovesciano subito in costrizione e lavoro. E neanche il loro rifiuto fa a meno di rientrare nella bilancia dei pagamenti.

Con quale faccia denunciate la classe burocratico-borghese, i mangiatori di carogne della conquista mercantile, l'apparato funebre di una società che si distrugge nella corsa al profitto e al potere!

Riconoscete almeno, a questi signori, la sincerità del loro deperimento. Essi si eccitano al prezzo delle cose, accettano la loro miseria come una fatalità del denaro, rivendicano la loro bassezza, il loro odio per quello che vive, la loro, giustizia, la loro polizia, la loro libertà di uccidere, la loro civilizzazione.

Ma voi che vi pensate del campo opposto, voi che puntate sulla sconfitta della merce, sulla fine dello Stato, sull'avvento di una società senza classi, voi che intonate, fra un boccone e l'altro, i canti di vendetta nei quali si sente. già il rumore degli stivali, in cosa sareste diversi dai vostri nemici, in cosa fareste sentire meno il puzzo della morte?

Non raccontatemi che state esultando in anticipo degli ultimi giorni del vecchio mondo. Attendere con pazienza o con impazienza l'ultimo sussulto di una società che ci ghermisce e ci trascina nel turbine della sua agonia, è un passatempo da cadaveri. Vi siete tanto promessi la festa di cui morite dalla voglia, che non vi resta che la voglia di morire.

Passate a profetizzare l'apocalisse nello stesso tempo che un burocrate impiega a programmare le sue future promozioni. Come lui, il mercato della noia è riuscito a interessarvi.

La forma vagamente ieratica da un po fastidio rileggendo il tutto. Ha ancora il sapore dell'età delle ideologie dove sentirsi uguali spesso l'aveva vinta sull'attenzione alla diversità e alla ricchezza della varietà.

Tuttavia i Situazionisti hanno un valore innegabile dato dall'essere stati più o meno gli unici del periodo a cavallo tra i 60 e l'inizio degli 80 a chiedersi seriamente da dove sorgesse l'infelicità che ognuno di noi può serenamente toccare con mano. Gia tempo indietro ho accennato a come la questione della felicità sia per la cultura Occidentale una questione di primaria importanza.

Certo vanno riletti con opportuni aggiustamenti, e forse anche, non me ne vogliano, con qualche compromesso.

Sarebbe però sbagliato raccogliere molte delle proposte Situazioniste come normative, seppur altre, per una buona vita. No, penso che il loro uso debba più essere considerato come un contributo alla necessaria sperimentazione di modelli altri di interazione, senza per questo entrare nel gioco che si vuole rovesciare e diventare noi stessi distributori di dolore, certo un po di dolore fa bene, se non calmierato dalla pillola che ogni cosa manda giù. La disperata fuga dalla odiosa sensazione aguzza l'ingegno.

Per tenervi allegri ecco qui un altro passo in merito di Isidore Ducasse Comte de Lautremont, amato dai Situazionisti, che sembrerebbe invece non dare scampo:
Ci sono ore, nella vita, in cui l'uomo dalla capigliatura pidocchiosa lancia, con occhio fisso, sguardi selvaggi sulle verdi membrane dello spazio; perché gli sembra di udire, davanti a sé, gli schiamazzi ironici di un fantasma.

Barcolla e china la testa: ciò che ha udito, è la voce della coscienza. Allora si precipita fuori di casa, con la rapidità di un pazzo, prende la prima direzione che si offre al suo stupore, e divora le rugose pianure della campagna.

Ma il giallo fantasma non lo perde di vista, e lo insegue con eguale velocità. A volte, in una notte di bufera, mentre legioni di polipi alati, da lontano simili ai corvi, planano al di sopra delle nubi, dirigendosi con rapido volo verso le città degli umani con la missione di avvertirli di cambiare condotta, il ciottolo dall'occhio cupo vede passare due esseri al bagliore del lampo, uno dietro l'altro; e, asciugando una furtiva lacrima di compassione che gli cola dalla palpebra gelida, esclama: «Certo, se lo merita; è proprio giusto».

Detto questo, riprende il suo atteggiamento feroce, e continua a osservare, con tremito nervoso, la caccia all'uomo e le grandi labbra della vagina d'ombra da cui colano senza tregua, come un fiume, immensi spermatozoi tenebrosi che spiccano il volo nell'etere lugubre, nascondendo col vasto dispiegarsi delle loro ali di pipistrello la natura intera e le solitarie legioni di polipi, divenute tetre alla vista di tali folgorazioni sorde e inesprimibili. Ma intanto continua lo steeple-chase tra i due infaticabili corridori, e il fantasma lancia dalla bocca torrenti di fuoco sulla schiena calcinata dell'antilope umana. Se, nel compimento di questo dovere, incontra per strada la pietà che vuole sbarrargli il passo, cede con ripugnanza alle sue suppliche e lascia fuggire l'uomo. Il fantasma fa schioccare la lingua, come per dire a se stesso che l'inseguimento è ormai finito, e torna al suo canile, fino a nuovo ordine.

La sua voce di condannato si ode negli strati più lontani dello spazio; e quando il suo urlo spaventoso penetra nel cuore umano, dicono che costui preferirebbe avere per madre la morte piuttosto che il rimorso per figlio.

Affonda la testa fino alle spalle nelle complicazioni terrose di un buco; ma la coscienza volatilizza quest'astuzia da struzzo. Lo scavo evapora, goccia d'etere; appare la luce col suo corteo di raggi, come un volo di chiurli che si abbatta sulle lavande; e l'uomo si ritrova di fronte a se stesso, con gli occhi sbarrati e smorti. L'ho visto dirigersi verso il mare, risalire un promontorio frastagliato e battuto dalla schiuma, e poi precipitarsi tra i flutti come una freccia. Ecco il miracolo: il cadavere riappariva, l'indomani, sulla superficie dell'oceano, che riportava a riva quel rottame di carne.

In Italia, negli anni Settanta, un intero movimento tentò, in autonomia, le strade percorse dai membri della Internazionale Situazionista, ma non sapevamo, non avevamo guide, anzi le guide erano sospette, gli stessi compagni dei partitini extraparlamentari divennero nostri nemici. Eppure molte Femministe e molti dei movimenti giovanili si infilarono in queste profondità. Purtroppo il calcolo numerico ci dice che solo nelle aree industriali avanzate del Nord vi fu un genuino porsi delle domande senza le fette di salame dell'ideologia sugli occhi o evitando come la peste la semplice riproposizione vuota di puri aspetti di superficie, non me ne vogliano i compagni Romani del periodo. Stiamo parlando di poche migliaia al più. Come se non bastasse, il frullatore della vita, con l'eroina, il bisogno di merci, e infine la credenza nel venir meno della funzione di utilità biologica (suicidio) ci hanno ulteriormente decimati. A mettere il coperchio sulla maceria ci hanno poi pensato i rapanelli (rafaniello).

Ma i caveat migliori vengono dagli stessi Situazionisti cito un ulteriore estratto:

L'uomo influente si accorge presto che mentre agisce su di loro, è un fantasma nella testa degli altri. Se spera di salvare questo fantasma di sé « per il bene dei suoi simili » si perde e si sbaglia con loro.

E’ per questo che non ho l'intenzione di convincervi. Non mi preoccupo affatto di convincervi. Non mi preoccupo affatto di aggiungere disprezzo al disprezzo che già portate per interposte persone. Per quanto scrupolosi siate a prestare orecchio ai messaggeri della vostra autodistruzione, orecchio che vi sarà restituito con l'interesse, preferisco, con disinvoltura, attendere che il piacere vi renda sordi prima o poi a tutto quello che non viene ad accrescerlo.

Noi ci siamo troppo battuti per mancanza, non abbastanza per abbondanza. Che i morti seppelliscano i loro morti! La mia felicità non si nutre di virtù, soprattutto non di virtù rivoluzionarie. Prendo il mio piacere da ciò che vive. Chi rinuncia ai propri desideri muore avvelenato dalle verità morte.
Buona lettura.

PS: scordavo. Siamo nel mese di Febbraio. Le statistiche ci dicono che l'attività ormonale va a mille in sto mese. Il fiorire aviario potrebbe indurvi a scuotere la testa pensando di avere cose più concrete a portata di mano. Non c'è problema vi aspetto, come il ciotolo feroce, dopo la tempesta. Sempre che siate ancora capaci di desiderare la fuga.

Friday, February 12, 2010

Bertoldo, Bertolasino ... uops ... Bertoldino e Cacasenno

Mentre attendiamo dalle reti unificate MEDIASET una disamina degli orifizi in cui l'eroico protettore del patrio suolo l'ha infilato vi scodello alcune piccole riflessioni sul caso. In genere non commento su queste miserie umane ma quando ci vuole ci vuole. Quanto alla protezione civile francamente ho imparato a guardarla con estrema diffidenza fin dalle bella gesta di Remo Gasperi (Pompa Remo, per i Valtellinesi non rincoglioniti) nella mia amata Valle.

Per togliere ogni dubbio di riferimento personale vi dico subito cosa ne penso del personaggio attuale. Per me è uno sfigato. Il suo problema ? Di essere uno che fa le cose, sul come per ora non commento. In questo momento credo stia venendo stritolato da un progetto in opera da tempo e che ora va compiendosi. Io penso che da tempo fosse chiaro vista l'enfasi che le reti unificate hanno posto su di lui, prima incensato e poi attaccato, son mesi che si avanti cosi.

Per capire la forma di questo progetto occorre andare un po indietro nel tempo. Per l'esattezza a quando Illu (Lui) scese in campo. La mimesi che adottò fu quella dell'imprenditore, aziendalista per definizione, che stufo dell'incapacità dei dipendenti (leggi politici) decideva di fare da se. Da alcune settimane sono passate anche attraverso i media, sempre ossequiosi nell'auto censura, alcune note di un pentito che ha spiattellato quello che tutti già sapevamo su da dove cacchio erano piovuti i soldi per fare la seconda Milano. Curioso che nessuno abbia messo in evidenza questa cosa, ma temo significherebbe per tutti ammettere di avere un qualche errore nella propria catena logica deduttiva. Illu non è il puparo ma è un pupo anche lui. O forse cerca di difendersi dal puparo salendo la scala del potere. Questo è il primo punto da considerare.

Il secondo riguarda la principale fonte di pil del paese: i traffici della malavita organizzata, sia essa Mafia o Camorra o Opere in varia compagnia. Ebbene anche qui tutti sappiamo, se non vogliamo nasconderci dietro ad un dito, che e cosa controlla le maggiori imprese edili del paese. Tant'è che chiunque voglia vederne gli effetti ha solo da cercare una qualche concentrazione di gru e se l'appalto è pubblico dopo aver letto le varie partecipazioni capirà esattamente di cosa sto parlando.

Il terzo e la conclusione del sillogismo vede che tra le suddette imprese edili e gli appalti di protezione civile c'è una evidente connessione in termini numerici di appalto. Ora la proposta di far diventare la protezione civile una spa dove porta ? Che cosa sta pensando il puparo, non Illu ma quello vero ? Lascio al lettore la semplice risposta.

Questo è il conflitto in corso in Italia. Qui stanno gli interessi. Qui sta il perchè non siamo tra i PIGS. Ma come nel gioco delle tre tavolette: lo vedi non lo vedi dove è ? La risposta anche qui non richiede giri, se sei al secondo turno (quello dopo che ti hanno fatto credere di poter vincere) ... beh lo sapete !

Wednesday, February 10, 2010

Formazione Informazione Scuola Sfigati Anziani

Ieri ho seguito un grande via vai mediatico sul problema della diminuzione di studenti provenienti dai ceti bassi nelle iscrizioni Universitarie. Finalmente tutti sembrano aver capito che la gente non si iscrive ad una scuola solo per passatempo ma anche per la speranza di fare una vita migliore. Ora se gli iscritti sono in calo ... lascio a voi il semplice ragionamento consequenziale.

Il grosso dei commentatori ha scaricato la faccenda sul fatto che in Italia ci sono pochissime aziende a tecnologia avanzata. Senza andare troppo sull'avanzato a me pare che in Italia non si faccia uso di personale con una seria preparazione informatica, con una seria capacità di comunicare, con una seria capacità di pianificare e così via. In sostanza non ci sarebbe domanda di competenza.

Mi pare un po troppo semplice. Si è il solito giochetto. Gli accademici sostengono che sulla loro qualità non c'è dubbio visto che tutti trovano lavoro fuori e ben pagato. Altri colpa non ha perchè gli unici colpevoli sono quelli che non ci sono: le aziende a tecnologie avanzate. Chissà se questo artificio retorico basterà a risollevare le sorti ? Ho qualche dubbio.

Primo dubbio:non sarà che i laureati Italiani vanno all'estero perché l'offerta formativa è stata copiata di sana pianta dagli stessi paesi esteri e non c'entri un fico con il fabbisogno nazionale ? E poi, visto che pare manchino i due terzi di fondi per fare il rituale censimento, che si fa per capire e far capire come si muove l'Italia ? Questo è un segmento in cui siamo carenti. Nel resto del mondo tocca alle camere di commercio fare sto lavoro, in Italia le camere di commercio gestiscono poteri burocratici enormi e distribuiscono lavoro nel contesto delle rispettive parrocchie, abbiamo un mondo alla rovescia qui, l'utilità del servizio non è rivolta agli utenti ma ai gerenti. E quanti altri oggetti con compiti istituzionale/economico/formativo funzionano cosi ? Quasi tutti dallo sportello di una modesta posta fino alle Presidenze più alte.

Secondo dubbio: perché sono sempre accademici a fare queste analisi ? Non è come chiedere al macellaio se è buona la sua carne ? E poi sorge il dubbio come mai questi preoccupati discorsi di classe sorgono solo in occasione del taglio dei fondi ?

Terzo dubbio: ma non sarà che molti di costoro che vanno all'estero alla fine non finiscano in multinazionali dove, lo sappiamo tutti, è molto importante essere yesmen e non inventivi ? Ovviamente questo punto è strettamente correlato al primo. Il continuo puntare a inutile nozionismo produce, lo sappiamo tutti, dei perfetti pirla dal punto di vista dell'autonomia decisionale, anche creativa.

Escludo per carità di patria l'immane massa di sfigati che frequenta facoltà umanistiche, ci sono anche io e non mi tiro fuori. Qui il discorso da fare è tutto un altro. Ma potete leggervi i post su devoluzioni allo scopo.

Una cosa che ho visto calare negli studenti che arrivavano al master è stata non tanto la motivazione a studiare ma la motivazione ad autogestire il proprio futuro. In sostanza tutti erano li a cercare un datore di lavoro. Ovvio che se poi non lo trovi e ti viene offerto un osso lo accetti. Al tempo in cui giravo dalle parti di filosofia si percepiva, chiaramente, quasi un odio per la piccola o libera imprenditoria. E cose da fare ce ne sarebbero. Ho più di una volta rilevato come l'Italia sia il paese delle marginalità, vale a dire quelle produzioni destinate ad essere ad alto costo e prodott e in quantità o unica o scarsa, un pò come il nostro territorio che è cosi vario da essere scarso in ogni sua meravigliosa manifestazione, sempre che qualcuno non ci abbia rovesciato del cemento.

Purtroppo l'umanista e oramai anche lo studente scientifico invece si preparano solo con l'idea di essere un componente "fordista" di una catena di produzione. Una cosa che ricorda molto gli struzzi visto che negli ultimi due decenni le aziende che hanno avuto serio successo di mercato sono nate da gente con le pezze al culo in un garage. Il modello fordista non funziona, non c'è più e da noi non c'è quasi mai stato se non per aziende surrettiziamente sostenute dal pubblico, ivi inclusa FIAT che per anni ha vissuto su un semi monopolio appoggiato dalle commesse pubbliche. Infatti l'importante era che assomigliassero ad auto. Interessante che parimenti le auto Americane assomigliavano pure ad auto ma erano in realtà bruciatori di benzina, forse è per questo che il sodalizio ha funzionato ? Scusatemi per lo svolazzo ironico.

L'altro dato che balza agli occhi è la faccenda del taglio dei danari alle università che a causa di questo avrebbero dovuto aumentare le rette. Qualcuno ha notizia di una Università che abbia ridotto di almeno il 10% le proprie spese di amministrazione (badate bene amministrazione non docenti o ricercatori, no contabili e potenti che maneggiano i soldi veri sto dicendo) ? No ? Che scoperta. Ma andatevi a vedere i bilanci e vedete quanto questi gravano poi ne parliamo.

Sempre in merito ai tagli poi risulta evidente che i tagli in sanità producono in genere sollevamenti popolari quelli nella formazione no. Qui la questione mi pare semplice. La maggioranza della popolazione Italiana è costituita da un branco di vecchi egoisti tesi solo alle proprie ipocondrie o malattie da obesità, non parliamo dei lexotanati, che gli frega a questi della formazione ?

Friday, February 5, 2010

Infelicità falsi bersagli egoismi Castaneda

Per una serie di ragioni perlopiù affettivo/nostalgiche mi sono capitati sottomano un paio di audio book di Carlos Castaneda, alcuni di voi, vecchi/e e rincoglioniti/e come me se lo ricorderanno. Tra un funghetto, un acido e quant'altro perché no ? Non so francamente quali reali danni abbia fatto la lettura di detto tra le masse. Magari in diversi se lo leggevano e poi tentando di buttarsi da un viadotto perché sorretti dai tentacoli luminosi fuoriuscenti dall'ombelico venivano poi dati per suicidi. A parte le battute ne ho conosciuto uno che si buttava dai terrazzi (curneli in valtellinese) in cotal guisa. Comunque fatto sta, fondato o non fondato che fosse, quanto raccontato da Castaneda, se considerato come la summa della filosofia della west coast del tempo ha qua e la dell'utilità. Ad esempio in giovane età l'idea di comportarsi sempre come se quella che si stava per fare fosse l'ultima cosa fatta ha avuto qualche giovamento. Oddio ora che la mia terapista insiste che dovrei separare il lato del lavoro da quello della vita sono un po in confusione perché per me le due cose sono inscindibili avendo fatto voto di astenermi, fin dove possibile, dalla alienazione del lavoro scisso dal desiderio. Non so se ho fatto bene ...

Una cosa altrettanto sacrosanta l'ho trovata in merito alla Yerba del Diable (e questa è recente, cioè pertinente il riascolto di ora) in merito al cammino conoscitivo, o meglio di esperienza, scelto. In particolar modo in buon Don Juan diffida il discepolo dall'intraprendere cammini senza amore, perché questi portano alla distruzione del guerriero mettendone a rischio la vita psichica. Il caso specifico citato è quello dell'amore per un Bruja, strega, la quale non sia interessata ad amare ma a distruggere il nostro (il testo è un po al maschile ma lo trovo onesto dopotutto Castaneda è un maschio). Per evitare il problema all'apprendista viene consigliato di chiedere semplicemente se questo amore ci sia e si sottintende vicendevole. Sul come si va sul solido, sono dettagli lasciati all'apprendista come nella migliore tradizione. Solo che qui si apre un baratro. Un classico errore è quello di farsi ingannare dal desiderio di possesso, parallelo con la dipendenza rapidamente causato da suddetta erba, scambiandolo per amore, quello è un serio pericolo per l'integrità del nostro. Il possesso di un altro può avvenire su diversi piani e qui facciamo un salto di tempo e spazio per atterrare un po più vicino. Certamente a tutti sarà presente il clichè del guerriero che si spegne tra le braccia dell'amata.

Tempo fa mi capitò un bellissimo manga dove la protagonista sosteneva che si esiste tutti noi in più copie parallele ognuna diversa sulla base di come gli altri ci immaginano. La scena era bellissima e piena di verità. In sostanza si tratta dei Corpi senza organi di Deleuze. Il corpo senza organi è una entità generata dal desiderio che si proietta il proprio stato di soddisfazione, riducendo la cosa di molto.

Di recente, nel corso di alcune peregrinazioni Internet intorno al tema della visione, sono incappato in questo sito dedito alla Cultura Visiva di taglio decisamente femminista: Visual Culture and Gender. L'articolo che ci interessa in questo caso è una acuta analisi del film "Mean Girl" (un pdf). Oltre all'analisi, interessante di per se, vi ci si trova un sunto, elaborato, del pensiero di Deleuze sui BwO (Body whithout Organs). Inutile dire che l'argomento risulta di notevole portata anche su questioni in corso di forte virtualizzazione.

E per chiudere il cerchio ecco qui la domanda (la cui risposta è invariabilmente 42) ma se il possesso è un desiderio come la mettiamo ? Alla prossima qualche altro angoscioso dubbio. Non mi resta che mandarvi a questo allegro brano di Gianfranco Manfredi che vi ricorda che se un abbraccio è morsa può anche strangolare.

Monday, January 25, 2010

Abissi

"Vecchio oceano, gli uomini, malgrado l'eccellenza dei loro metodi e nonostante l'aiuto dei mezzi d'indagine della scienza, non sono ancora riusciti a misurare la vertiginosa profondità dei tuoi abissi; ne possiedi alcuni che le sonde più lunghe, più pesanti, hanno riconosciuto inaccessibili. Ai pesci... è concesso: agli uomini, no. Mi sono chiesto spesso cosa fosse più facile da esplorare, se la profondità dell'oceano o le profondità del cuore umano! Spesso, con la mano alla fronte, in piedi sui vascelli, mentre la luna si dondolava tra i pennoni in modo irregolare, mi sono sorpreso a sforzarmi di risolvere questo difficile problema, astraendo da tutto ciò che non fosse il fine che perseguivo! Sì, cosa è più profondo, cosa è più impenetrabile tra i due: l'oceano o il cuore umano? Se trent'anni di esperienza della vita possono far piegare la bilancia, fino a un certo punto, verso l'una o l'altra delle due soluzioni, mi sarà concesso di dire che, nonostante la sua profondità, l'oceano non può essere messo sullo stesso piano, in un confronto su questo aspetto, con la profondità del cuore umano. Sono stato in rapporto con uomini che erano stati virtuosi. Morivano a sessant'anni, e nessuno mancava di esclamare: «Hanno fatto il bene su questa terra, cioè hanno praticato la carità: tutto qui, non è poi gran cosa, chiunque può fare altrettanto». Chi potrà mai capire perché mai due amanti che il giorno prima si idolatravano, per una parola male interpretata si separano, uno verso oriente, l'altro verso occidente, spinti dall'odio, dalla vendetta, dall'amore e dal rimorso, per non vedersi più, ognuno ammantato nella sua fierezza solitaria? Miracolo che ogni giorno si rinnova, e non per questo è meno miracoloso. Chi potrà mai capire perché assaporiamo non solo le disgrazie generali dei nostri simili ma anche quelle particolari degli amici più cari, pur essendone nello stesso tempo afflitti? Un esempio incontestabile per chiudere la serie: ipocritamente l'uomo dice «sì» e pensa «no». È per questo che i cinghialetti umani hanno tanta fiducia gli uni negli altri e non sono egoisti. La psicologia ha ancora molti progressi da compiere. Io ti saluto, vecchio oceano!"

"Les Chants de Maldoror" di Isidore Ducasse Comte de Lautréamont

Dopo la doverosa citazione per ricordare a tutti che la materia di cui ci occupiamo è più che incomprensibile ecco qui il testo promesso della parte centrale del discorso di Derrida sull'amore:
"Una prima questione che possiamo porci, [parlando d'amore, ndr], è la differenza
tra "chi" e "cosa". L'amore per qualcuno o l'amore per qualcosa.

Supponiamo che io ami qualcuno.

Amo quel qualcuno per la singolarità assoluta ? Ciò che
qualcuno è. Io ti amo perché tu sei tu. O amo le tue qualità, la tua
bellezza, la tua intelligenza? Amiamo qualcuno o amiamo qualcosa in
qualcuno. La differenza tra chi e cosa nel cuore dell'amore, divide il
cuore.

Si dice spesso che l'amore sia il movimento del cuore.
Il mio cuore si muove perché amo qualcuno che e' una assoluta singolarità
o perché amo l'apparenza (facon nel testo) di qualcuno ?

Spesso l'amore inizia con una qualche forma di seduzione. Si è attratti
perché l'altro e' come questo o come quello.

Inversamente l'amore è disatteso e muore quando ci si accorge che l'altra persona, in fondo, non merita il nostro amore. L'altra persona non e' questo o quello come io credevo. Cosi'
alla morte dell'amore, sembra che si smetta di amare un altro. Non per causa
di chi sia l'altro, ma a causa di questo e di quello.

Questo per dire, che la storia dell'amore, il cuore dell'amore, è diviso tra chi e cosa."

da Jacques Derrida On Love and Being

Detto questo mi astengo dal commentare, l'inscatolamento che il nostro fa del suo pensiero non lascia molto spazio. In fondo è la ragione per cui mi ha sempre attirato poco anche se devo dire che molte sue cose mi hanno fornito potenti metafore di interpretazione delle cose.

Francamente non credo che la questione sia molto interessante posta in questi termini se non per ragionare sul punto dolente della faccenda. L'amore per la persona o dentro di essa l'umano. Li il nostro abilmente glissa e va alla terminazione che si sa è come il calcio di rigore alla partita, c'è sangue, azione. Ma l'amore per l'altro e non per la parte utilitaristica che ravvediamo ma in quanto umano è possibile o è sempre solo una illusione prodotta da un desiderio egoistico anche quello ? Gia perché alla fin fine anche li c'è sempre l'angoscioso abisso dell'altro. O forse cerchiamo proprio lui, il nulla ?

Già e per parafrasare il Tao Te Ching l'altro lo stabiliamo a partire dal non altro cioè noi. E alla fine le voilà il giro in tondo tanto amato dai filosofi. Insomma alla fine siamo sempre soli. E allora che ci resta dell'altro alla fine ? Lascio ulteriori considerazioni all'acuto lettore.

Note d'uso

Questo post sarà anche un testo di utilità assai dubbia ma almeno vi ho mostrato come fare una sana discussione che non porti a nulla ma che possa occupare un sacco di tempo in attesa della morte, seduti davanti ad una tazza di te o un cognac a vostra preferenza. Quella che i Situazionisti chiamavano alienazione per intenderci, perché alla fine il sospetto viene anche sulle cose più "sacre" quando queste diventano forme in cui dimenticarsi e dimenticare o invecchiare, assistere mentre viene sputato il polmone sanguinolento etc. etc. insomma dimenticarsi di essere una perturbazione del cosmo e sospendere la propria vita in attesa dell'agognato evento, come se ce ne fosse d'avanzo.

Monday, January 18, 2010

Situazionisti, eredità, figli di nessuno, felicità ad occidente, guida galattica

Certo questo è il modo peggiore per condurre un blog. Tuttavia non mi aspetto molti lettori. Penso che gli unici siano quelli che cercano di capire quali tipo di mosche stiano girando in questo momento nella mia testolina per finalità loro e che mi sono, forse, anche piuttosto di disgusto.

Questa premessa per aprire felicemente l'anno, e perché no il decennio, che certo si presenta duro ma nuovo per me. Trovo sempre divertente l'uso delle diverse unità per la misura del tempo come pivot nella organizzazione della vita. La memoria va sempre ai Soviet e alla loro mania per i piani quinquennali.
Tuttavia c'è come qualcosa di naturale in questo, di immanente pur nella totale coscienza che si tratti di una pura convenzione. Mah.

Comunque per cominciare bene l'anno vi dirò che l'idea che mi balla è quella di andare a fondo del problema dell'infelicità. Una autentica piaga dell'occidente in costante suppurazione e peggioramento stando ai rapporti Europei e OMS.

L'argomento è irto di ostacoli. In primo luogo perché il campo dell'infelicità è uno specifico manufatto della società postindustriale. Mancano dati ufficiali sul consumo, o per l'esattezza non vengono presentati, giacché ad uso di vendita i dati vengono raccolti da oramai due decenni. Alcune fonti, di attendibilità non definita, va detto, indicano l'Italia come il paese in testa nel consumo procapite di prodotti farmaceutici basati sulle Benzodiazepine. Ma se il mondo del Lexotanato è in veloce crescita la proiezione della diffusione percentuale della depressione raggiunge livelli difficilmente compensati dagli aumenti di peso da cioccolatini nel giorno di San Valentino. In sostanza sulla infelicità diffusa campa un intero mondo e nel nostro simpatico paese anche un governo e un parlamento (senza grandi distinzioni aihme).

Non a caso uno dei più classici depistaggi è quello di versare il problema sulle faccende d'amore e affini. Come i più scafati dei lettori sapranno quello dell'amore è un carburante perfetto per costruire infelicità. Purtroppo è anche, in una società sostanzialmente tenuta ignorante, uno dei pochi argomenti di comune esperienza.

Certo il problema della felicità passa anche dalle relazioni sociali, inscrivendo tra di esse anche quelle affettive. Ma non voglio neppure proporre delle mie visioni esclusive. Ma se l'ufficialità rileva con preoccupazione ? il problema, e in questo c'è sempre il sospetto che le proiezioni ufficiali siano più un business forecast che la proposizione di un problema affrontabile e che va affrontato con urgenza, non a caso se le indicazioni abbondano molto meno lo sono le proposte risolutive e in questo momento, come nella "Guida Galattica per Autostoppisti", ci si ferma sempre alla circolazione dei foglietti verdi che per l'appunto non sono certo quelli che soffrono del male in oggetto.

Ma la voglio anche prendere a piccole puntate. Quindi per ora vi lascuio con questo punto su cui meditare. La prossima volta, se tornerete, troverete la referenza ...

"Le marchandage affectif instille au coeur de l'enfant une peur endémique. Le souvenir du «je cesserai de t'aimer si... » glace les embrasements spontanés de la jouissance. A chaque fois qu'il s'engage dans quelque indépendance de désir, la brûlure d'une désaffection possible sanctionne ses velléités d'autonomie et grave en lui cette loi de soumission et de renoncement qui régit le monde des adultes."

e ancora

"Il importe aujourd'hui de se découvrir dans l'authenticité de son existence même si, mal vécue, la moindre illusion lui fut souvent préférée car,dans sa brutale franchise, le désir irrépressible d'une vie autre est déjà cette vie-là"