Friday, February 5, 2010

Infelicità falsi bersagli egoismi Castaneda

Per una serie di ragioni perlopiù affettivo/nostalgiche mi sono capitati sottomano un paio di audio book di Carlos Castaneda, alcuni di voi, vecchi/e e rincoglioniti/e come me se lo ricorderanno. Tra un funghetto, un acido e quant'altro perché no ? Non so francamente quali reali danni abbia fatto la lettura di detto tra le masse. Magari in diversi se lo leggevano e poi tentando di buttarsi da un viadotto perché sorretti dai tentacoli luminosi fuoriuscenti dall'ombelico venivano poi dati per suicidi. A parte le battute ne ho conosciuto uno che si buttava dai terrazzi (curneli in valtellinese) in cotal guisa. Comunque fatto sta, fondato o non fondato che fosse, quanto raccontato da Castaneda, se considerato come la summa della filosofia della west coast del tempo ha qua e la dell'utilità. Ad esempio in giovane età l'idea di comportarsi sempre come se quella che si stava per fare fosse l'ultima cosa fatta ha avuto qualche giovamento. Oddio ora che la mia terapista insiste che dovrei separare il lato del lavoro da quello della vita sono un po in confusione perché per me le due cose sono inscindibili avendo fatto voto di astenermi, fin dove possibile, dalla alienazione del lavoro scisso dal desiderio. Non so se ho fatto bene ...

Una cosa altrettanto sacrosanta l'ho trovata in merito alla Yerba del Diable (e questa è recente, cioè pertinente il riascolto di ora) in merito al cammino conoscitivo, o meglio di esperienza, scelto. In particolar modo in buon Don Juan diffida il discepolo dall'intraprendere cammini senza amore, perché questi portano alla distruzione del guerriero mettendone a rischio la vita psichica. Il caso specifico citato è quello dell'amore per un Bruja, strega, la quale non sia interessata ad amare ma a distruggere il nostro (il testo è un po al maschile ma lo trovo onesto dopotutto Castaneda è un maschio). Per evitare il problema all'apprendista viene consigliato di chiedere semplicemente se questo amore ci sia e si sottintende vicendevole. Sul come si va sul solido, sono dettagli lasciati all'apprendista come nella migliore tradizione. Solo che qui si apre un baratro. Un classico errore è quello di farsi ingannare dal desiderio di possesso, parallelo con la dipendenza rapidamente causato da suddetta erba, scambiandolo per amore, quello è un serio pericolo per l'integrità del nostro. Il possesso di un altro può avvenire su diversi piani e qui facciamo un salto di tempo e spazio per atterrare un po più vicino. Certamente a tutti sarà presente il clichè del guerriero che si spegne tra le braccia dell'amata.

Tempo fa mi capitò un bellissimo manga dove la protagonista sosteneva che si esiste tutti noi in più copie parallele ognuna diversa sulla base di come gli altri ci immaginano. La scena era bellissima e piena di verità. In sostanza si tratta dei Corpi senza organi di Deleuze. Il corpo senza organi è una entità generata dal desiderio che si proietta il proprio stato di soddisfazione, riducendo la cosa di molto.

Di recente, nel corso di alcune peregrinazioni Internet intorno al tema della visione, sono incappato in questo sito dedito alla Cultura Visiva di taglio decisamente femminista: Visual Culture and Gender. L'articolo che ci interessa in questo caso è una acuta analisi del film "Mean Girl" (un pdf). Oltre all'analisi, interessante di per se, vi ci si trova un sunto, elaborato, del pensiero di Deleuze sui BwO (Body whithout Organs). Inutile dire che l'argomento risulta di notevole portata anche su questioni in corso di forte virtualizzazione.

E per chiudere il cerchio ecco qui la domanda (la cui risposta è invariabilmente 42) ma se il possesso è un desiderio come la mettiamo ? Alla prossima qualche altro angoscioso dubbio. Non mi resta che mandarvi a questo allegro brano di Gianfranco Manfredi che vi ricorda che se un abbraccio è morsa può anche strangolare.

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