Friday, February 26, 2010

Follia Manicomi Basaglia Pizzini Erasmo da Rotterdam

"12. Eppure sarebbe ben poco dovermi il seme e la fonte della vita, se non dimostrassi che quanto vi è di buono nella vita è anch'esso un mio dono. E che cos'è poi questa vita? e se le togli il piacere, si può ancora chiamarla vita? Avete applaudito! Lo sapevo bene, io, che nessuno di voi era così saggio, anzi così folle - no, è meglio dire saggio, da non andare d'accordo con me. Del resto neppure questi stoici disprezzano il piacere, anche se dissimulano con cura e se, di fronte alla gente, rovesciano sul piacere ingiurie sanguinose; in realtà solo per distogliere gli altri e goderne di più, loro stessi. Ditemi, per Giove, quale momento della vita non sarebbe triste, difficile, brutto, insipido, fastidioso, senza il piacere, e cioè senza un pizzico di follia? E di questo è degno testimone il non mai abbastanza lodato Sofocle con quelle sue splendide parole di elogio per me: "Dolcissima è la vita nella completa assenza di senno".

Ma è tempo di esaminare a parte tutta la questione.

13. E, tanto per cominciare, chi non sa che la prima età dell'uomo è per tutti di gran lunga la più lieta e gradevole? ma che cosa hanno i bambini per indurci a baciarli, ad abbracciarli, a vezzeggiarli tanto, sì che persino il nemico presta loro soccorso? Che cosa, se non la grazia che viene dalla mancanza di senno, quella grazia che la provvida natura s'industria d'infondere nei neonati perché con una sorta di piacevole compenso possano addolcire le fatiche di chi li alleva e conciliarsi la simpatia di chi deve proteggerli? E l'adolescenza che segue l'infanzia, quanto piace a tutti, quale sincero trasporto suscita, quali amorevoli cure riceve, con quanta bontà tutti le tendono una mano!

Ma di dove, di grazia, questa benevolenza per la gioventù? di dove, se non da me? E' per merito mio che i giovani sono così privi di senno; è per questo che sono sempre di buon umore. Mentirei, tuttavia, se non ammettessi che appena sono un po' cresciuti, e con l'esperienza e l'educazione cominciano ad acquistare una certa maturità, subito sfiorisce la loro bellezza, s'illanguidisce la loro alacrità, s'inaridisce la loro attrattiva, vien meno il loro vigore. Quanto più si allontanano da me, tanto meno vivono, finché non sopraggiunge la gravosa vecchiaia, la molesta vecchiaia, odiosa non solo agli altri, ma anche a se stessa. Nessuno dei mortali riuscirebbe a sopportarla se, ancora una volta, impietosita da tanto soffrire non venissi in aiuto io, e, a quel modo che gli Dèi della fiaba di solito soccorrono con qualche metamorfosi chi è sul punto di perire, anch'io, per quanto è possibile, non riportassi all'infanzia quanti sono prossimi alla tomba, onde il volgo, non senza fondamento, usa chiamarli rimbambiti. Se poi qualcuno vuol sapere come opero questa trasformazione, neppure su questo farò misteri."

Erasmo Da Rotterdam. "Elogio Della Follia"

Sono certo che chi ha letto almeno in parte il testo in link di Raoul Vaneigem, nel precedente post, troverà parecchie analogie.

Ma nel frattempo nel "fu un bel paese" di nuovo si muovono critiche a Basaglia e la relativa legge 180. Che tutti sanno regolasse la chiusura di quelle cose vergognose che erano i manicomi, e peggio ancora quelli criminali. Pochi sanno però che a sostegno della chiusura dovevano apparire sul patrio suolo centri e servizi, anche autogestiti, che mai sono stati in qualche modo realizzati salvo forse il primo e forse per il solo tempo della inaugurazione.

Come questa legge abbia fatto a passare ancora non lo so. Certo l'appoggio a sinistra era notevole, ma che ne poteva mai fregare ai nostri democristiani ? Bho tutt'ora non mi so capacitare. O forse l'esperimento venne benissimo. Ci si immagini Fanfani che chiacchera con un altro emiro scudo crociato ... "oh vogliono lasciar fuori i matti. Stavolta proviamo cosi, li lasciamo fare senza fare assolutamente nulla ne a supporto ne contro cosi nessuno ne saprà nulla". Ha funzionato benissimo, e forse oltre le aspettative, perché, come fa notare Vaneigem, la crudezza della alienazione quotidiana è tale che non dà scampo. Pochi affrontano se stessi, i propri desideri, lavita stessa preferendo scaricare allegramente sugli altri, sugli eventi etc. tanto poi per non farci caso c'è sempre la pastiglia. Credo che questo punto sia stato sottovalutato. E del resto la funzione liberatoria della follia doveva proprio essere quella di porre una società ancora arcaica di fronte alle nuove responsabilità relazionali. E probabilmente il grande bersaglio doveva essere proprio nelle forme di comunicazione, i contenuti e i soggetti.

Purtroppo pare che l'abbia vinta la società arcaica. E cosa della società arcaica ci portiamo dietro. Bhe il pizzino, per fare un esempio, anche sotto forma di sms con suoneria ad alto volume. L'elevata dipendenza dalla efferata semplicità del vocabolario suggerito comporta un equivalente livello di contenuto, con una elevata dipendenza dalla confidenza. Non sto parlando di sms in forma utilitaristica. No sto parlando di quelle figure che girano, spesso anche con due cellulari o similia costantemente intenti all'oggetto come se fosse il bastoncino del cercatore d'acqua. Sarò vecchio ma lo trovo raccapricciante. L'altra sera a comperare la pizza ho potuto osservare con occhio da entomologo un caso. Telefonata in corso e messaggiatura in altra mano. Uno spettacolo del Signore. Cosi sospesa nell'etere vacuo. Sembrava davvero un lavoro da F.lli De Chirico. Ecco volevate un esempio di alienazione dopo aver letto il buon Raul ? pronti. Provatevi una simpatica oretta di sms scambiati e vivete l'ebrezza della vita sprecata in attesa della risposta e alle prese con la tastiera. Pestato un piede ? Bhe poteva anche toglierlo. Ti da fastidio ? Adeguati. Stai da cani, come sei noioso, crepa.

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