Per ammazzare una pessima settimana con eventi che forse non mi daranno pace per parecchio tempo vi segnalo due cose molto carine su cui riflettere.
La prima dal LA Times sulla monogamia. Non fatevi deviare dal finale benpensante.
La seconda segnalazione, seppur un po noiosa, riguarda uno speech di Daniel Dennett: The Evolution of Confusion. Che entra in merito ad alcune illusioni come la religione e l'amore.
Mi piace segnalarvi questi due riferimenti perché siamo nella settimana in cui è ricorso il 150enario esatto della pubblicazione della "Sull'Origine delle Specie".
Certo questo blog non è certo orientato alla filosofia della scienza ne alle scienze naturali pur passandoci accanto. Diciamo che è più orientato all'interpretazione e divinazione a partire delle mie interiora che ogni tanto spargo su un tavolo.
Comunque un punto importante che spesso sfugge ad uno studio puramente scolastico è quello costituito dalla evoluzione/selezione artificiale. Altrimenti conosciuto come addomesticamento. La cosa interessante, se la guardiamo senza tanti veli è che l'umanità non solo ha addomesticato ma si è autoaddomesticata per mezzo dello stesso processo. Si perché escludendo l'accoppiamento a mezzo clava, e anche qui ci sarebbe da discutere, la scelta del partner è basata su criteri peculiari per entrambi i sessi. La cosa divertente è vedere questi processi replicati senza necessità e totalmente designificati nel nostro tempo.
Friday, November 27, 2009
Tuesday, November 17, 2009
Occidente Militari Guccini e consigli per galleggiare
"... da chi ti paradisa dicendo 'è per amore' ..."
Cantava Guccini in Amerigo. Come tutti coloro che per una ragione o per l'altra stanno soffrendo da risultati delle proprie relazioni affettive tendo, ovviamente, a vedere nella coppia, e i suoi derivati, molti dei mali del mondo.
Del resto ben ne trattava Musil nel "discorso sulla stupidità" dove, quasi da antropologo, analizza i capannelli d'opinione che si possono formare intorno ad una sputacchiera.
Chi come me negli anni 70 ha messo la propria testa nel frullatore soffre in modo molto specifico di questi problemi. In primo luogo perché la frenetica dilaniazione che ci siamo praticati, come dei novelli Emo interiori, ha in certo qual modo alterato il nostro rapporto con le convenzioni. Certe cose, diciamolo, ci facevano proprio schifo, e su quei rifiuti spesso abbiamo intessuto il nostro modo di vedere i rapporti. In secondo luogo perché se ti chiedi troppe cose dell'altro alla fine, guardando nei suoi occhi non puoi che cogliere l'abisso dell'incomprensione, o il mostro, l'altro da te con i suoi desideri, a quel punto indecifrabili.
Il risultato per quel che mi concerne non è decisamente entusiasmante. Certo, sono stato amato, ma ho pagato ogni millesimo, sopratutto in autostima perché alla fin fine quelle cose, che erano per noi al tempo finzione borghese, o le accetti o sei fuori, nessuna possibilità di esprimere al tua sfera affettiva sia essa espressione di corpo, anima o mente .... he he mi piace il riferimento vetusto e anacronistico.
Giusto l'altro giorno, nel vero campo da guerra interiore che mi ritrovo, mi stavo perdendo in una degli infiniti avvitamenti di odio, amore, desiderio, rabbia, rifiuto. Purtroppo, una visione che consideri anche le altrui ragioni dà poco scampo nel delineare un qualche appiglio cui attaccarsi per vedere sopra la nebbia delle giuste ragioni di ciascuno. Semplificare .... l'unica soluzione.
E chi è la figura professionale del nostro mondo che più è abile a semplificare ? Ma lui il Militare di professione. Il comandante sul campo. Pur non essendo un grande fan di questa tipologia umana, riconosco che dobbiamo ai militari molte delle spinte iniziali nella ricerca in campo psicologico e in altre discipline umanistiche. Datevi una attenta lettura a questo per rendervi conto di cosa parlo.
Tra le cose di immediata utilità eccovi tre domande, fondamentali, da porvi in caso di smarrimento. Sono estratte da pagina 8:
a. Situational Awareness, which answers the questions:
(1) Where am I?
(2) Where are my friends?
(3) Where is the enemy?
Queste tre semplici domande vi permettono di fare il vostro punto rispetto agli altri. Personalmente io ho tirato una riga. Chi mi procura dolore, per qualsiasi ragione, non sta dove stanno gli amici.
Tuesday, November 10, 2009
Segnalazione
Mentre cerco di sopravvivere ad una condizione di dolore mentale intenso e proseguire con il blog vi segnalo questo bellissimo articolo che non potrà che affascinare chi come me crede fermamente nella possibilità, flebile, di una evoluzione sociale verso il meglio. Lo so che è utopistico ma in fondo le grandi utopie hanno aiutato il mondo ad essere un pochino meglio. Riporto il breve abstract e di seguito il link.
L'intero articolo si trova su: The Atlantic
Most of us have genes that make us as hardy as dandelions: able to take root and survive almost anywhere. A few of us, however, are more like the orchid: fragile and fickle, but capable of blooming spectacularly if given greenhouse care. So holds a provocative new theory of genetics, which asserts that the very genes that give us the most trouble as a species, causing behaviors that are self-destructive and antisocial, also underlie humankind’s phenomenal adaptability and evolutionary success. With a bad environment and poor parenting, orchid children can end up depressed, drug-addicted, or in jail—but with the right environment and good parenting, they can grow up to be society’s most creative, successful, and happy people.
L'intero articolo si trova su: The Atlantic
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Sunday, November 1, 2009
Intanto in un pianeta lontano ....
Si avvicinano le belle feste, gli Italiani con grande affanno si preparano diventando sempre più simpaticamente violenti, depressi o comunque in qualche forma di crisi. Quando mancano i danee i nodi vengono al pettine, e poi non è solo questione di problemi, una mia amica prof nelle medie mi riporta che nelle classi medio/alte va cosi uguale. Ad esempio le riunioni con i genitori sono diventate autentiche assemblee ora ci vanno entrambi i genitori, separati o contrapposti in vario modo, per mancanza di fiducia uno dell'altro. Provate a guardarvi intorno e fatevi le vostre statistiche a naso, tanto bastano, credetemi, se aspettate gli organi ufficiali state freschi. Provate a guardare al tasso di crescita del dolore diffuso nella vostra cerchia di conoscenti. Tutti li a tagliarsi a pezzi l'anima, narcotizzata dal lexotan, pur di star dietro ai rottami di cultura propinataci prima da una scuola del tutto obsoleta con insegnanti obsoleti, poi dai media con i quiz o le curiosità da Pro Famiglia della famiglia Angela e infine dalla Solita Sospetta.
Un paese inadeguato ad affrontare la complessità del nostro mondo, preso a rispolverare miti e credenze a buon mercato senza guardare chi, come e quanto si calpesta. Tanto se non si sa cosa si stia facendo mica se ne soffre (o magari lo si sa e cosi vai di nuovo anche a mentire a se stessi).
Il tutto mentre la velocità del sapere scientifico, troppo elevata per essere inseguita da una filosofia abituata a litigare sulle parole, cambia il senso di molto del nostro linguaggio, aprendo scenari nuovi e inaspettati ma possibili.
E' il senso dei due video che vi propongo dal TED. Sono in inglese, non so che farci, è un problema vostro, non è giustificabile, persino i Bantu lo sanno capire (senza offesa per questi ultimi).
Il primo riguarda l'accelerazione del sapere via le spiegazioni scientifiche viste come serio vantaggio di crescita e fattore evolutivo. Il secondo invece ci da scenari possibili ma sopratutto avvertimenti circa un futuro il cui ventaglio di possibilità va dal disastro al salto evolutivo, questo volta basato sul sapere, capace cioè di superare o opporsi alla immanenza dei fattori evolutivi.
Senza voler essere troppo ottimisti o ciechi credenti il problema della felicità è serio. L'esempio che il secondo video riporta è agghiacciante: oggi, un solo individuo, potrebbe essere in grado di sterminare l'intera razza umana. Forse conviene pensarci sopra.
Un paese inadeguato ad affrontare la complessità del nostro mondo, preso a rispolverare miti e credenze a buon mercato senza guardare chi, come e quanto si calpesta. Tanto se non si sa cosa si stia facendo mica se ne soffre (o magari lo si sa e cosi vai di nuovo anche a mentire a se stessi).
Il tutto mentre la velocità del sapere scientifico, troppo elevata per essere inseguita da una filosofia abituata a litigare sulle parole, cambia il senso di molto del nostro linguaggio, aprendo scenari nuovi e inaspettati ma possibili.
E' il senso dei due video che vi propongo dal TED. Sono in inglese, non so che farci, è un problema vostro, non è giustificabile, persino i Bantu lo sanno capire (senza offesa per questi ultimi).
Il primo riguarda l'accelerazione del sapere via le spiegazioni scientifiche viste come serio vantaggio di crescita e fattore evolutivo. Il secondo invece ci da scenari possibili ma sopratutto avvertimenti circa un futuro il cui ventaglio di possibilità va dal disastro al salto evolutivo, questo volta basato sul sapere, capace cioè di superare o opporsi alla immanenza dei fattori evolutivi.
Senza voler essere troppo ottimisti o ciechi credenti il problema della felicità è serio. L'esempio che il secondo video riporta è agghiacciante: oggi, un solo individuo, potrebbe essere in grado di sterminare l'intera razza umana. Forse conviene pensarci sopra.
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