Monday, January 25, 2010

Abissi

"Vecchio oceano, gli uomini, malgrado l'eccellenza dei loro metodi e nonostante l'aiuto dei mezzi d'indagine della scienza, non sono ancora riusciti a misurare la vertiginosa profondità dei tuoi abissi; ne possiedi alcuni che le sonde più lunghe, più pesanti, hanno riconosciuto inaccessibili. Ai pesci... è concesso: agli uomini, no. Mi sono chiesto spesso cosa fosse più facile da esplorare, se la profondità dell'oceano o le profondità del cuore umano! Spesso, con la mano alla fronte, in piedi sui vascelli, mentre la luna si dondolava tra i pennoni in modo irregolare, mi sono sorpreso a sforzarmi di risolvere questo difficile problema, astraendo da tutto ciò che non fosse il fine che perseguivo! Sì, cosa è più profondo, cosa è più impenetrabile tra i due: l'oceano o il cuore umano? Se trent'anni di esperienza della vita possono far piegare la bilancia, fino a un certo punto, verso l'una o l'altra delle due soluzioni, mi sarà concesso di dire che, nonostante la sua profondità, l'oceano non può essere messo sullo stesso piano, in un confronto su questo aspetto, con la profondità del cuore umano. Sono stato in rapporto con uomini che erano stati virtuosi. Morivano a sessant'anni, e nessuno mancava di esclamare: «Hanno fatto il bene su questa terra, cioè hanno praticato la carità: tutto qui, non è poi gran cosa, chiunque può fare altrettanto». Chi potrà mai capire perché mai due amanti che il giorno prima si idolatravano, per una parola male interpretata si separano, uno verso oriente, l'altro verso occidente, spinti dall'odio, dalla vendetta, dall'amore e dal rimorso, per non vedersi più, ognuno ammantato nella sua fierezza solitaria? Miracolo che ogni giorno si rinnova, e non per questo è meno miracoloso. Chi potrà mai capire perché assaporiamo non solo le disgrazie generali dei nostri simili ma anche quelle particolari degli amici più cari, pur essendone nello stesso tempo afflitti? Un esempio incontestabile per chiudere la serie: ipocritamente l'uomo dice «sì» e pensa «no». È per questo che i cinghialetti umani hanno tanta fiducia gli uni negli altri e non sono egoisti. La psicologia ha ancora molti progressi da compiere. Io ti saluto, vecchio oceano!"

"Les Chants de Maldoror" di Isidore Ducasse Comte de Lautréamont

Dopo la doverosa citazione per ricordare a tutti che la materia di cui ci occupiamo è più che incomprensibile ecco qui il testo promesso della parte centrale del discorso di Derrida sull'amore:
"Una prima questione che possiamo porci, [parlando d'amore, ndr], è la differenza
tra "chi" e "cosa". L'amore per qualcuno o l'amore per qualcosa.

Supponiamo che io ami qualcuno.

Amo quel qualcuno per la singolarità assoluta ? Ciò che
qualcuno è. Io ti amo perché tu sei tu. O amo le tue qualità, la tua
bellezza, la tua intelligenza? Amiamo qualcuno o amiamo qualcosa in
qualcuno. La differenza tra chi e cosa nel cuore dell'amore, divide il
cuore.

Si dice spesso che l'amore sia il movimento del cuore.
Il mio cuore si muove perché amo qualcuno che e' una assoluta singolarità
o perché amo l'apparenza (facon nel testo) di qualcuno ?

Spesso l'amore inizia con una qualche forma di seduzione. Si è attratti
perché l'altro e' come questo o come quello.

Inversamente l'amore è disatteso e muore quando ci si accorge che l'altra persona, in fondo, non merita il nostro amore. L'altra persona non e' questo o quello come io credevo. Cosi'
alla morte dell'amore, sembra che si smetta di amare un altro. Non per causa
di chi sia l'altro, ma a causa di questo e di quello.

Questo per dire, che la storia dell'amore, il cuore dell'amore, è diviso tra chi e cosa."

da Jacques Derrida On Love and Being

Detto questo mi astengo dal commentare, l'inscatolamento che il nostro fa del suo pensiero non lascia molto spazio. In fondo è la ragione per cui mi ha sempre attirato poco anche se devo dire che molte sue cose mi hanno fornito potenti metafore di interpretazione delle cose.

Francamente non credo che la questione sia molto interessante posta in questi termini se non per ragionare sul punto dolente della faccenda. L'amore per la persona o dentro di essa l'umano. Li il nostro abilmente glissa e va alla terminazione che si sa è come il calcio di rigore alla partita, c'è sangue, azione. Ma l'amore per l'altro e non per la parte utilitaristica che ravvediamo ma in quanto umano è possibile o è sempre solo una illusione prodotta da un desiderio egoistico anche quello ? Gia perché alla fin fine anche li c'è sempre l'angoscioso abisso dell'altro. O forse cerchiamo proprio lui, il nulla ?

Già e per parafrasare il Tao Te Ching l'altro lo stabiliamo a partire dal non altro cioè noi. E alla fine le voilà il giro in tondo tanto amato dai filosofi. Insomma alla fine siamo sempre soli. E allora che ci resta dell'altro alla fine ? Lascio ulteriori considerazioni all'acuto lettore.

Note d'uso

Questo post sarà anche un testo di utilità assai dubbia ma almeno vi ho mostrato come fare una sana discussione che non porti a nulla ma che possa occupare un sacco di tempo in attesa della morte, seduti davanti ad una tazza di te o un cognac a vostra preferenza. Quella che i Situazionisti chiamavano alienazione per intenderci, perché alla fine il sospetto viene anche sulle cose più "sacre" quando queste diventano forme in cui dimenticarsi e dimenticare o invecchiare, assistere mentre viene sputato il polmone sanguinolento etc. etc. insomma dimenticarsi di essere una perturbazione del cosmo e sospendere la propria vita in attesa dell'agognato evento, come se ce ne fosse d'avanzo.

Monday, January 18, 2010

Situazionisti, eredità, figli di nessuno, felicità ad occidente, guida galattica

Certo questo è il modo peggiore per condurre un blog. Tuttavia non mi aspetto molti lettori. Penso che gli unici siano quelli che cercano di capire quali tipo di mosche stiano girando in questo momento nella mia testolina per finalità loro e che mi sono, forse, anche piuttosto di disgusto.

Questa premessa per aprire felicemente l'anno, e perché no il decennio, che certo si presenta duro ma nuovo per me. Trovo sempre divertente l'uso delle diverse unità per la misura del tempo come pivot nella organizzazione della vita. La memoria va sempre ai Soviet e alla loro mania per i piani quinquennali.
Tuttavia c'è come qualcosa di naturale in questo, di immanente pur nella totale coscienza che si tratti di una pura convenzione. Mah.

Comunque per cominciare bene l'anno vi dirò che l'idea che mi balla è quella di andare a fondo del problema dell'infelicità. Una autentica piaga dell'occidente in costante suppurazione e peggioramento stando ai rapporti Europei e OMS.

L'argomento è irto di ostacoli. In primo luogo perché il campo dell'infelicità è uno specifico manufatto della società postindustriale. Mancano dati ufficiali sul consumo, o per l'esattezza non vengono presentati, giacché ad uso di vendita i dati vengono raccolti da oramai due decenni. Alcune fonti, di attendibilità non definita, va detto, indicano l'Italia come il paese in testa nel consumo procapite di prodotti farmaceutici basati sulle Benzodiazepine. Ma se il mondo del Lexotanato è in veloce crescita la proiezione della diffusione percentuale della depressione raggiunge livelli difficilmente compensati dagli aumenti di peso da cioccolatini nel giorno di San Valentino. In sostanza sulla infelicità diffusa campa un intero mondo e nel nostro simpatico paese anche un governo e un parlamento (senza grandi distinzioni aihme).

Non a caso uno dei più classici depistaggi è quello di versare il problema sulle faccende d'amore e affini. Come i più scafati dei lettori sapranno quello dell'amore è un carburante perfetto per costruire infelicità. Purtroppo è anche, in una società sostanzialmente tenuta ignorante, uno dei pochi argomenti di comune esperienza.

Certo il problema della felicità passa anche dalle relazioni sociali, inscrivendo tra di esse anche quelle affettive. Ma non voglio neppure proporre delle mie visioni esclusive. Ma se l'ufficialità rileva con preoccupazione ? il problema, e in questo c'è sempre il sospetto che le proiezioni ufficiali siano più un business forecast che la proposizione di un problema affrontabile e che va affrontato con urgenza, non a caso se le indicazioni abbondano molto meno lo sono le proposte risolutive e in questo momento, come nella "Guida Galattica per Autostoppisti", ci si ferma sempre alla circolazione dei foglietti verdi che per l'appunto non sono certo quelli che soffrono del male in oggetto.

Ma la voglio anche prendere a piccole puntate. Quindi per ora vi lascuio con questo punto su cui meditare. La prossima volta, se tornerete, troverete la referenza ...

"Le marchandage affectif instille au coeur de l'enfant une peur endémique. Le souvenir du «je cesserai de t'aimer si... » glace les embrasements spontanés de la jouissance. A chaque fois qu'il s'engage dans quelque indépendance de désir, la brûlure d'une désaffection possible sanctionne ses velléités d'autonomie et grave en lui cette loi de soumission et de renoncement qui régit le monde des adultes."

e ancora

"Il importe aujourd'hui de se découvrir dans l'authenticité de son existence même si, mal vécue, la moindre illusion lui fut souvent préférée car,dans sa brutale franchise, le désir irrépressible d'une vie autre est déjà cette vie-là"