Pochi giorni fa un altro imprenditore si è ammazzato. Se consideriamo la pratica di nascondere il fatto, tanto più considerata la categoria sociale, è almeno onesto pensare che questi segnalati dalla stampa siano solo la minuscola punta di un iceberg della sofferenza e del dolore.
E' pero anche molto difficile partire da un suicidio, che è cosa per eccellenza intima, fare generalizzazioni. E non ne voglio fare. Per ora rilevo che per molti versi quella degli imprenditori della fascia più bassa, che basano cioè i proventi anche sul proprio lavoro diretto e non solo sul plusvalore derivante dagli impiegati, sono una fascia di sofferenza tra le più sottaciute.
Ho scelto la strada dell'imprenditoria per ragioni molto casuali. A dire il vero il mio obiettivo era di lavorare come free lance. Purtroppo la difficoltà, anche questa tutta Italica, ad essere pagati ha imposto una infrastruttura più elaborata, varrebbe la pena chiedersi come certe infrastrutture siano un costo davvero inutile e richiesto solo ed esclusivamente da un modello incivile di relazione sociale.
Come imprenditore (artigiano quasi direi) la mia vita personale si è strettamente intrecciata con il lavoro, il suo (in)successo. E lavorando in tecnologie per così dire avanzate, la cosa fa un pò ridere qui in Italia dove il disavanzo tecnologico è oramai abissale, una cosa che si impara in fretta è che il ciclo di obsolescenza di una azienda è rapidissimo, se fatta zero quasi il tempo di imparare come farla girare. L'incertezza è quotidiana. La mancata vendita è anche un dileggio del prodotto delle proprie mani (o cervello). Il tempo di lavoro è irragionevole ma quando si è giovani il tempo, essendo una illusione, non conta. Ci si accorge quando è passato.
Il tempo enorme dedicato al lavoro inevitabilmente apre altre falle sopratutto sul piano degli affetti. Da un lato la famiglia, inevitabile, vista la necessità di avere un luogo dove togliersi l'elmetto, presto diventa dipendente dal livello di vita elevato (o apparentemente tale), richiedendo rapidamente che l'elmetto torni al suo posto anche nelle ore di sonno. Ma da qui in poi il discorso vale per tutti. Ognuno di noi lega la propria vita al lavoro, qualsiasi esso sia e cerca di costruirci sopra. Penso che l'errore maggiore sia proprio qui ma abbiamo avuto/subito una educazione che ci dice che la nostra vita qui su sta terra è cosi, che ci vuoi fare ? Molti ricorrono ai soldi anche per tappare le falle affettive. Cosa c'è di più confortevole del pagarsi la Giovanca di turno o come dice il Bepi: "gho pagat moet et chandon. Go dach la mancia al garson però ades la spiane". E alè il giro è completo in termini di ammortizzatori affettivi. Oddio si può evitare di pagare ma li non si trova poi di certo da togliersi il succitato copricapo. Oppure si può andare per vita da single ma anche li la carenza di tempo per la vita obbliga al ricorso a metodi piuttosto sbrigativi che poco aggiustano sul piano degli affetti.
Non sempre anche in queste fasce è l'esempio ad essere trainante. Sarebbe un errore pensare ad una folla di piccoli Lui (come nelle rapine con la maschera) intenti ad emulare le otto ore di mascella inflitte alla povera escort (anche se certamente ben impolverate). Ma no è il giro dei desideri e delle angosce a fare il lavoro.
Poi puff, salta, magari anche un singolo lavoro, una fattura non pagata, un ritardo di pagamento ammesso per decreto, una autentica follia passata inosservata. Il seguito è vorticoso. La Banca, richiede i soldi pretendendo tempi di rientro impossibili, a casa la tristezza rende sensibili a cose a cui prima si saltava a piè pari, la Giovanca prima chiede i soldi, il garson non toglie le caccocle di topo dal bicchiere, il mercedes non vede da tempo il pieno ... Il fornitore di Coca non ti fa credito, non puoi fare a meno di vedere baratri aprirsi ovunque. I soldi escono ma non entrano, e non si vede come fare.
Chiudo per ora con una prima puntata per non eccedere i termini della vostra pazienza. Ma una spiega è doverosa. A cosa sto mirando ? A nulla come al solito, mi diverto a vedervi guardare al dito. Ma scherzi a parte ... Quello che mi preme sottolineare è che abbiamo bisogno di imprenditoria capace di inventare di nuovo forme di reddito e non solo per se stessi. Chi si preoccupa di fornire un ecosistema sostenibile anche per questa figura ? Non è solo offrendo condizioni di lavoro che si risolve comunque. Anche uscire da un ciclo di vita demenziale potrebbe essere d'aiuto, anzi alla fine di minor costo sociale. Continua ...
Addenda: Per gli amici in aria da farmaco. Vi passo questo link molto interessante su cui meditare a proposito di sostenibilità.
Friday, March 5, 2010
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